Nino Balducci
Lo stadio prima dell’addio

Ieri i funerali del popolare telecronista legato al Calcio Como: ex giocatori e tifosi nella chiesa gremita. Nel tragitto verso Sant’Abbondio il carro funebre ha fatto una deviazione, per un ultimo passaggio al Sinigaglia

L’ultimo saluto. Non solo in chiesa. Anche allo stadio. Di nascosto dagli occhi curiosi. Non una kermesse pubblica, ma un momento intimo e toccante. Quando il carro funebre con la salma di Nino Balducci , in viaggio verso Sant’Abbondio per l’ultimo saluto al popolare telecronista del Calcio Como, transita davanti al Sinigaglia, la Maserati argento fa una improvvisa deviazione verso destra, che coglie di sorpresa anche le tre figlie Roberta, Manuela e Federica a bordo della triste balena metallica. I cancelli dello stadio si aprono come per magìa, e il convoglio si ferma proprio sotto la tribuna stampa: il portellone aperto, come per far sentire a Nino per l’ultima volta quell’aria, quel profumo, quella elettricità che solo un tifoso sente vibrare. Prima del funerale vero e proprio, questo ultimo saluto alla sua casa sportiva è stato quanto di più toccante e vero potesse accarezzare l’anima della voce più amata dalla Como tifosa.

La chiesa

Davanti alla chiesa, già mezzora prima della cerimonia, c’è un clima tanto simile ai pre partita. Gente arrivata in anticipo, sciarpe al collo, uno striscione steso (quello dei Pesi Massimi), chiacchiere tristi nelle quali il pallone ogni tanto faceva capolino per battere 1-0 il magone. Ma è una partita difficile. Per tutti. C’è Marco, un vecchio capo tifoso dei favolosi Anni 80. Viene apposta da Ravenna: «Per tanti anni Nino aveva un rito: usciva dallo stadio e veniva a dare un bacio a mia nonna che aveva 90 anni, ma era sempre allo stadio...». Scoppia in lacrime. Un altro spiega: «Perché ci piaceva Balducci? Perché diceva quello che molti non avevano coraggio di dire. Adesso ci sentiamo più soli. Non abbiamo più chi ci difende, chi parla con la nostra testa».

Per l’ultimo saluto al telecronista, scomparso nella notte tra venerdì e sabato, in conseguenza di un malore che lo aveva colpito nell’autunno 2020, arrivano alla spicciolata i personaggi del calcio: il tecnico Giacomo Gattuso , il dg Ludi e l’addetto stampa Camagni del Como attuale; Andrea Ardito , Roberto Melgrati , Angelo Sguazzero , Fabrizio Diana , Riccardo Bellotti , Massimo Mascetti , tanti esponenti del settore giovanile, l’ex magazziniere Corti del Como passato. L’assessore allo sport del Comune Paolo Annoni , il delegato comasco del Coni Niki D’Angelo , grande appassionato degli azzurri, tifosi sparsi, l’ex assessore Sergio Gaddi , tanti esponenti di Espansione Tv.

La cerimonia

In chiesa, ci pensa don Flavio Feroldi , durante l’omelia a salutare Nino riallacciando il filo con ciò che lo ha reso famoso: «Se gli potessi fare un’intervista, mi racconterebbe dei suoi 90 minuti dedicati alla sua famiglia, dei supplementari e infine dei rigori. Purtroppo l’ultimo non ha avuto fortuna». In prima fila c’è il nipote Vittorio, giovane calciatore azzurro.

Una delle tre figlie, a fine cerimonia, salita sul pulpito, racconta gli ultimi anni della vita di Balducci: «Per noi sono stati mesi impegnativi ma intimi, i cui lui si è lasciato coccolare e in cui è stato il solito leone. Quello che dopo il Covid di inizio 2020 e l’emorragia cerebrale dei novembre 2020, ha reagito alla grande: ci mandavano i video dall’ospedale, sembrava uno che si stesse preparando alla maratona di New York. Ma poi è intervenuta una endocardite che purtroppo ha complicato le cose».

All’uscita del feretro dalla chiesa, i tifosi accendono i fumogeni azzurri, intonando il coro «Nino Balducci, Nino Balducci». La famiglia, raccolta vicino alla bara, si gira di colpo verso quella commossa brigata e risponde con un applauso di ringraziamento. Come fossimo allo stadio. Ecco: a Nino Balducci, ormai voce eterna del Como, questo sarebbe piaciuto...

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