Il Premio Nobel Novoselov a Como: «La scienza nasce dalla curiosità»

L’incontro La conferenza del fisico per le celebrazioni voltiane. La nascita del grafene e le sue applicazioni

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Como

Nel suo saggio “La filosofia della meccanica quantistica”, il fisico e filosofo della fisica Max Jammer citò le parole del biochimico Albert Szent-Györgyi per definire l’essenza della ricerca scientifica: “vedere quello che tutti hanno visto e pensare quello che nessuno ha pensato”.

Per decenni la comunità scientifica è rimasta convinta che non fosse possibile isolare il grafene, il materiale bidimensionale spesso quanto un solo atomo che costituisce a strati sottilissimi la grafite delle nostre matite. Nel 2004, in un laboratorio a Manchester, Konstantin Novoselov e il supervisore Andre Geim isolarono il grafene con un pezzo di nastro adesivo. La scoperta valse a entrambi il Premio Nobel per la Fisica nel 2010.

Uno squarcio sui materiali del futuro

Più di dieci anni dopo, Novoselov è stato invitato a Como in occasione delle celebrazioni dell’imminente bicentenario voltiano per raccontare la propria ricerca e aprire uno squarcio sui materiali del futuro. «Oggi però non vorrei cominciare dal grafene, ma da un’altra domanda: cosa fa la scienza in concreto?» ha chiesto Novoselov in inglese, con la traduzione simultanea di Emanuela Gini, al numeroso pubblico riunitosi lo scorso sabato per l’appuntamento promosso da Fondazione Volta con il supporto dell’imprenditore tessile Michele Canepa. «Rispetto alla vita di tutti i giorni, noi scienziati seguiamo un percorso diverso. Quando un ingegnere deve risolvere un problema, sa già che esiste una soluzione; a noi invece tocca scoprire quello che ancora non si conosce. La scienza, quindi, non è qualcosa che può essere insegnato. Certo, si possono spiegare la chimica, la biologia, la fisica, ma non la scienza in sé: quella deriva dall’ispirazione». Un’ispirazione che è sempre legata a doppio filo con la curiosità, quel motore inesauribile che portò Novoselov a partecipare all’esperimento su rane e campi magnetici per il puro desiderio di rispondere alla domanda: le rane possono volare? Sarebbe poi stata quella stessa curiosità a valergli il Premio Nobel per la scoperta del grafene. «C’erano ragioni chimiche e matematiche che ci dicevano che non potevamo isolare il grafene, ma quasi per caso abbiamo cominciato ad esfoliare della grafite con del nastro adesivo e ripetendo il processo abbiamo scoperto che si poteva osservare il grafene al microscopio».

Proprietà straordinarie

Il risultato è un materiale che, pur sottilissimo, possiede delle proprietà straordinarie: impermeabilità, flessibilità ed elevata conducibilità termica ed elettrica. Per questi motivi, il grafene è stato studiato per lo sviluppo di nuove tecnologie negli ambiti più svariati: nel settore automobilistico per realizzare batterie più efficienti con minori tempi di ricarica, nello sport per rendere le attrezzature molto più resistenti, nell’edilizia per rinforzare i materiali da costruzione. «Il vantaggio del grafene è che bastano quantità minime per conseguire importanti miglioramenti. Ad esempio, se mischiato al calcestruzzo, è in grado di aumentare forza e resistenza anche fino al 50%. In questo modo aiuta anche a ridurre le emissioni di CO2, visto che il calcestruzzo è uno dei materiali più inquinanti».

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