Pensioni, cosa cambia nel 2027 e chi rischia di perdere fino a 1.300 euro all’anno
Novità Con l’arrivo della nuova Legge di Bilancio, si torna a parlare dell’adeguamento degli assegni al costo della vita e all’inflazione
Como
Con l’arrivo della nuova Legge di Bilancio, si torna a parlare di pensioni e, in particolare, del meccanismo di rivalutazione, ovvero l’adeguamento degli assegni al costo della vita e all’inflazione.
La bozza della Manovra introduce un sistema di fasce che riduce gli aumenti per le pensioni medio-alte
La bozza della Manovra introduce un sistema di fasce che riduce gli aumenti per le pensioni medio-alte. Per molti pensionati questo si tradurrà in un mancato incremento che, in alcuni casi, può superare i 1.300 euro lordi all’anno.
Ecco in modo semplice chi è coinvolto, come funzionano le nuove regole e chi invece non corre rischi.
Come cambia l’aumento delle pensioni (la rivalutazione)
Per difendere il potere d’acquisto dei pensionati dall’inflazione, gli assegni dovrebbero teoricamente crescere ogni anno in base all’aumento del costo della vita. Tuttavia, per contenere la spesa pubblica, la Manovra prevede un adeguamento pieno (al 100%) solo per gli assegni fino a una determinata soglia.
Sopra quella soglia, la percentuale di rivalutazione si riduce progressivamente. Ciò significa che la pensione cresce meno di quanto farebbe con l’inflazione reale, generando una perdita economica che si ripercuoterà anche sugli anni futuri.
Chi non rischia nulla
La buona notizia riguarda i titolari di assegni più bassi. Chi percepisce una pensione complessiva lorda fino a circa 2.447 euro al mese (pari a quattro volte il trattamento minimo INPS) continuerà a ricevere la rivalutazione al 100%. Per questa fetta di pensionati non ci sarà alcuna decurtazione o rallentamento nell’adeguamento.
Chi ci rimette e quanto si perde
La stretta colpisce direttamente le pensioni medie e medio-alte. Le stime e le simulazioni sindacali indicano che i tagli agli incrementi previsti variano a seconda dell’importo dell’assegno:
-Per i trattamenti leggermente superiori alla soglia protetta, le differenze sui potenziali aumenti si fanno già sentire.
-Salendo con gli importi (ad esempio per le fasce che superano le cinque, sei o otto volte il minimo), la percentuale di rivalutazione scende drasticamente (fino a percentuali inferiori al 50% o al 30% per i redditi pensionistici più elevati).
-Sulle pensioni più alte, la mancata indicizzazione integrale può accumulare una perdita secca che tocca o supera i 1.300 euro lordi all’anno.
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