Cronaca / Como città
Mercoledì 11 Febbraio 2026
Persone senzatetto al Pronto soccorso, l’allarme dei volontari: «Siamo soli»
Como Chi si occupa di emarginati chiede un’assistenza più strutturata, ma servirebbe programmazione: «Intanto la situazione peggiora»
Como
«Serve un’accoglienza più strutturata». Così la pensano i volontari e le associazioni che lavorano con i senzatetto, persone accolte sempre all’ultimo ogni inverno in via Borgovico, da ormai diversi anni nello stabile della Provincia messo a disposizione per l’emergenza freddo.
I posti liberi al dormitorio annuale di via Napoleona, a casa Ozanam o presso le parrocchie in questi giorni non sono molti. E purtroppo un numero significativo di senza dimora si nasconde in angoli remoti della città, altri dormono in luoghi pubblici, dedicati ad altre necessità, come i Pronto soccorsi. I portici del Crocifisso, le aziende abbandonate, sgomberi e controlli servono a spostare un problema che poi, raccontano, si ripresenta. «Se l’immobile di via Borgovico dovesse avere, come era stato detto, un’altra destinazione, non voglio pensare a cosa accadrebbe – commenta Ada Mantovani, ex consigliere comunale che a lungo si è battuta per aprire un nuovo dormitorio fisso –. La situazione dell’accoglienza in città resta precaria, tardiva, nonostante gli sforzi dei tanti volontari. Ma non è mai tardi per affrontare questo tema. Ci ragionavamo prima della pandemia, quando le povertà erano meno impellenti. Oggi il disagio sociale è cresciuto e merita risposte».
Ci sono senzatetto che pagano per dormire all’ostello della gioventù. Altri che vengono cacciati una volta da un ex supermercato, una volta da una vecchia fabbrica tessile. «La situazione negli ultimi anni si è aggravata – dice Tiziana Colasanti, direttrice di Ozanam – e servirebbero risposte più strutturali. Noi vorremmo ampliare i nostri spazi, anche se non è uno sforzo immediato, almeno per accogliere più anziani in difficoltà». Rispetto al passato l’utenza, raccontano i volontari, è cambiata. I migranti sono più di passaggio, le frontiere premono meno, ci sono più italiani in crisi, oltre una certa età, quadri psichiatrici, da dipendenza, complicati da trattare. Persone che spesso non accettano aiuti. «E infatti servirebbe più welfare - riflette Francesca Paini per la Fondazione Scalabrini, ente impegnato a dare case e sicurezze ai bisognosi – con un accesso garantito, non tramite voucher, bandi, finestre, strumenti complicati. L’instabilità è cresciuta, i servizi sono diminuiti, il sistema è più debole come molti nostri concittadini».
L’inverno in via Borgovico è stato difficile, ci sono stati episodi spiacevoli, di tensione. Ai volontari serve pace e sostegno, anche economico, le istituzioni non finanziano direttamente la campagna. La raccolta fondi dunque è sempre aperta (dona.fondazione-comasca.it). «Per noi è stato un anno difficile - racconta Fausto Ronchetti, volontario delle Acli pronto a fare i turni nei dormitori la notte – per diverse situazioni critiche. Certo, anche senza pensare a soluzioni strutturali importanti, si potesse programmare in primavera l’accoglienza dell’inverno, senza attendere l’ultimo mese, sarebbe già d’aiuto». «Le richieste d’aiuto non mancano – dice Franca Ronchetti per le famiglie di sostegno vincenziane – lo si vede nelle mense solidali, dalle borse della spesa consegnati a chi ha bisogno. Non è semplice rispondere, ma i bisogni sono più pressanti».
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