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Impianti L’amministrazione “licenzia” Csu (che conta in tutto 20 dipendenti) e prepara i bandi. Sul piatto Casate, Sinigaglia, il centro sportivo di Sagnino. Fdi: «Garanzie per le società sportive»
Per le principali strutture sportive della città il prossimo 30 giugno finirà un’epoca con lo stop all’affidamento della gestione della piscina Sinigaglia, di quella di Casate, del Palaghiaccio (da poco con tutte le certificazioni) e del centro sportivo di Sagnino alla Como Servizi Urbani, società interamente del Comune di Como.
L’amministrazione ha scelto di procedere con altrettanti bandi per trovare privati disponibili a gestire gli impianti. Quello più appetibile per tante ragioni (non ultima la completa riqualificazione) è la Sinigaglia, ma tutti i potenziali futuri gestori privati dovranno mettere sul tavolo, in base alle richieste che formulerà il Comune nel bando, proiezioni e calcoli per far quadrare costi e ricavi. In ogni caso cambierà tutto rispetto alla gestione attuale, ovviamente a meno che una o più gare vadano deserte e, in quel caso, bisognerà capire come agirà eventualmente l’amministrazione. Di certo c’è che Csu non potrà partecipare alle gare come pure che sulla questione c’è da un lato la preoccupazione dei dipendenti (una ventina) attualmente impiegati nelle strutture sportive e, dall’altro, è già aperta la polemica politica.
«È evidente che Csu non parteciperà – ha dichiarato il sindaco Alessandro Rapinese in diretta tv - per il semplice fatto che oggi è l’attuale gestore ed è un servizio che viene dismesso da parte dell’azienda. Dei soggetti interessati non ho dubbi che ci saranno per quanto riguarda la piscina. La data limite che non intendo valicare per mille ragioni è il 30 giugno se non erro (quando scade l’affidamento a Csu, ndr)». Poi ha aggiunto: «Entro quella data dovrà essere organizzata la gara e ceduto il servizio a soggetti terzi, oltre al fatto che c’è una norma che dice che determinati impianti devono essere ceduti e non possono essere gestiti così. Siamo già in proroga rispetto alle tempistiche e comunque la piscina Sinigaglia, la piscina di Casate, il Palazzo del ghiaccio e il centro sportivo di via Segantini usciranno e saranno a gara. È una parte importante della gestione».
Intanto però scoppia già la polemica con il presidente provinciale di Fratelli d’Italia Stefano Molinari (già assessore a Palazzo Cernezzi). «L’interpretazione della giunta – attacca Molinari – sulla questione degli impianti sportivi in gestione a Csu è che l’attuale modello non sia più pienamente conforme alla normativa e che quindi sia necessario un cambio di assetto gestionale. Tuttavia è bene precisare che non esiste alcuna norma che vieti in assoluto a una società in house, interamente controllata dal Comune, di gestire impianti sportivi di proprietà dell’ente stesso. La legge prevede come regola generale la gara pubblica per l’affidamento dei servizi, ma non esclude in modo assoluto forme di gestione tramite soggetti pubblici controllati, purché nel rispetto dei principi di trasparenza, economicità e concorrenza». Poi entra nel merito sollevando timori su costi e possibilità di utilizzo degli impianti con il nuovo assetto: «La mia preoccupazione politica non riguarda solo il modello giuridico, ma soprattutto le conseguenze concrete. Non conosciamo ancora l’impostazione dei futuri bandi e non è chiaro se verrà garantito alle società sportive cittadine l’accesso alle strutture a condizioni sostenibili e convenzionate, oppure se si rischia di replicare situazioni come quella recente della palestra di via Giulini, dove l’utilizzo è diventato di fatto esclusivo e meno accessibile al tessuto sportivo locale. Chiedo chiarezza, trasparenza sui criteri dei bandi e garanzie precise per le società sportive comasche».
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