Pochissime iscrizioni ai bandi per infermieri: la sanità nel caos

Il caso L’Asst Lariana si trova sempre più in affanno. La Regione studia l’applicazione di incentivi. E nuove formule per politiche di “housing” sanitarie

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Se in Lombardia mancano circa 10mila infermieri a Como ne servirebbero 250 in più nel pubblico e più di 500 in tutto il comparto sanità.

I bandi d’assunzione dell’Asst Lariana sono quelli che vanno più a vuoto in assoluto.

Ieri i lavori del consiglio regionale si sono concentrati sulla carenza di infermieri, nota ormai da qualche anno, di certo aggravatasi nell’ultimo lustro. Preoccupano l’età media alta e i pensionamenti già programmati, come la fuga verso l’estero e il privato, con 3.500 fuoriuscite a livello regionale ogni dodici mesi che si traducono in più di un centinaio di infermieri persi tra Como e provincia. Manca un ricambio, una percentuale importante dei posti ai corsi di laurea rimane vuota, lo scorso autunno a Como mancava all’appello il 35% delle matricole. Tutte le minoranze hanno sottolineato gli stipendi bassi, circa 1.600 euro, per un lavoro faticoso non esente da episodi di tensione.

In tutta risposta l’assessore al Welfare regionale Guido Bertolaso ha intanto spiegato che a fronte delle fuoriuscite il nostro sistema riesce comunque ad assumere nuovi sanitari, 3.200 infermieri l’anno circa. È pur vero che gli organici sono sottodimensionati. Inutili i tanti bandi d’assunzione pubblicati dai vari ospedali. Tra gli esempi fatti i concorsi dell’Asst Lariana pubblicati negli scorsi mesi, comunque ambiziosi visti i numeri elevati. Su 306 posti a Como sono arrivate 150 candidature riuscendo a individuare solo 74 infermieri idonei. Uno dei risultati peggiori rispetto al resto del panorama lombardo, quando invece nel sud Italia le candidature sono molto superiori ai contratti messi a disposizione, fino a dieci volte tanto tra Puglia e Calabria. «Incide il costo della vita – ha detto Bertolaso – tant’è vero che vorremmo trattare con il governo per indicizzare gli stipendi in base al caro case e ai bisogni economici dei territori come succede per le forze dell’ordine. All’inizio dell’anno comunque i nuovi bandi centralizzati più mirati rispetto alle esigenze stanno dando risultati migliori». La speranza, come annunciato dall’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, è introdurre a ridosso della Svizzera un incentivo pari al 20% per trattenere i nostri sanitari. «Insieme all’Aler e all’assessorato alla casa stiamo facendo partire i primi esperimenti di housing per sanitari – così Bertolaso – per estendere anche ad altre province convitti per infermieri». Quindi la ricerca di infermieri all’estero, un vero flop le missioni in sud America, per poche decine di infermieri inseriti quando l’annuncio puntava a migliaia di ingressi. Colpa della scarsa attrattività economica dei nostri stipendi. Migliori le prospettive invece grazie alla collaborazione con l’Uzbekistan. Il tema, come evidente, è internazionale, non è solo della Lombardia. Nel frattempo nel Comasco enti come l’Asst Lariana per la ricerca di infermieri si affidano ancora a società esterne, in particolare per situazioni critiche come Menaggio. È ancora in vigore un contratto con una cooperativa di Udine. Ospedali come il Valduce avevano chiesto di far da tramite ad altre realtà per importare infermieri dal sud America. Senza infermieri del resto, ancor più durante il periodo estivo, alcuni servizi sono a rischio. Si pensi ai letti delle Rsa, da anni senza infermieri sufficienti, non tutte le strutture senza la dovuta assistenza possono andare a regime.

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