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Salute Una sessantina le piccole realtà convenzionate. Propongono esami a tariffe non lontane dai ticket: «Conseguenza delle difficoltà del sistema a strutturarsi»
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Una sessantina di piccoli ambulatori e poliambulatori privati convenzionati.
L’elenco delle strutture medio piccole che offrono ai cittadini prelievi, visite, consulenze, piccola diagnostica, si è molto allungato negli ultimi cinque anni. Se ne contano una sessantina nel Comasco. Un numero ben più grande se si sommano anche i centri privati puri, che non lavorano in convenzione con il sistema sanitario nazionale, le sigle diverse sono svariate decine, il settore nel complesso conta più di un centinaio di ambulatori e poliambulatori.
Tutto al netto delle realtà private accreditate storiche e strutturate, ospedali come Valduce, Villa Aprica, Cof, Erba, nessuna piccola struttura è attrezzata per ricoveri e chirurgia. Ci sono sì centri come Synlab che in città sono ormai un riferimento, con una vasta rete di punti prelievo, come in provincia ad esempio Le Betulle. Sono radicate realtà come Bianalisi, Cob, Cdc, Cmc, di recente a Como lavora l’Auxologico, si è rafforzato il centro radiologico di Grandate, gli esempi che si possono fare sono tanti. Si pensi alla medicina dello sport, assai più privata che pubblica, oppure ai servizi per l’infanzia e l’adolescenza, ai centri per trattare dislessia e difficoltà d’apprendimento.
In termini di volumi, tra ambulatori e diagnostica, il privato accreditato gestisce all’incirca la metà dell’intera torta della sanità comasca. Detto che il pubblico continua a rispondere alle esigenze più complesse, urgenti ed emergenziali, per ricoveri e chirurgia maggiore.
È un fatto però che della pandemia buona parte di questi piccoli centri privati non esisteva ed ora le insegne sono proliferate in città come nel resto del territorio.
«C’è grande fermento nel settore – dice Paolo Godina, titolare di Cob che ha diversi ambulatori nel comasco e nel lecchese – c’è stata una crescita della domanda negli ultimi anni, con una fatica da parte dell’offerta a strutturare servizi, mancando spesso medici e infermieri. Però attenzione perché non tutti riescono e fanno bene. Diversi micro centri che fanno magari riferimento a un singolo medico aprono e chiudono in fretta, alcuni falliscono perché non hanno sufficiente esperienza e basi solide». Diversi centri, a pagamento, propongono tariffe anche molto concorrenziali, vicine al ticket, cercando di attrarre pazienti stufi di aspettare.
«È cresciuto il privato accreditato, ma altrettanto il privato puro – commenta Claudio Montoli, direttore sanitario di Synlab Como – non solo perché è cresciuta la domanda da parte dei cittadini, che pure è aumentata anche se non in maniera a mio parere così esponenziale. Quanto per una difficoltà da parte della sanità a strutturarsi, a trovare personale, c’è una fatica nell’offerta. Dunque a proposito di liste d’attesa in Lombardia pubblico e privato sono stati chiamati insieme a dare il proprio contributo». Un concetto più volte ribadito dalle autorità sanitarie regionali come pure locali.
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