Ponte Chiasso, la festa è triste. I bimbi salutano la loro scuola
Quartieri. Poesie, disegni e rimpianti per la chiusura delle elementari. La comunità si stringe a maestre e alunni: «Ricadute negative per tutti»
Lettura 2 min.«I bambini sono vite, non parcheggi. Salviamo la scuola, proteggiamo il futuro». Sono le accorate parole dello slogan appeso all’ingresso della scuola primaria “De Calboli” di Ponte Chiasso, una bandiera che ieri la comunità di Ponte Chiasso non ha mai smesso di sventolare riunendosi alla festa di quartiere “Ponte Chiasso sboccia”.
Cuore pulsante di questa celebrazione, pensata soprattutto per i giovanissimi, proprio la scuola in fase di chiusura. Nonostante l’esito negativo del ricorso al Tar contro la decisione del Comune, i corridoi delle elementari hanno salutato studenti e maestre con bandierine colorate e disegni e poesie realizzate dai bambini. Per il programma della giornata, letture ad alta voce nella biblioteca ed esercizi in palestra allestiti dal gruppo scout di Como. A concludere la giornata, la premiazione dei disegni e delle poesie più meritevoli. Tra gli altri centri della festa, anche la scuola dell’infanzia di Monte Olimpino, che da due anni si trova dislocata a Ponte Chiasso, dove bambini di ogni età si sono sporcati le mani per realizzare grandi fiori di carta che diventeranno la loro uniforme all’annuale “Parada par Tucc”. Ad esprimere la propria vicinanza, anche molti dei commercianti di Ponte Chiasso, che per l’occasione hanno previsto sconti fino al 20% e piadine di cioccolato in omaggio per i bambini.
«Tutta la comunità si sta stringendo attorno alla scuola. D’altronde, se muore una scuola, muore un po’ anche il quartiere», ha sottolineato con amarezza Roberta Galetti, referente per la biblioteca dell’Istituto Comprensivo Como Nord, di cui fa parte anche la primaria di Ponte Chiasso. Che la scuola sia davvero il punto di riferimento per il quartiere lo si legge anche sugli entusiasti visi dei bambini che corrono da una festa all’altra. «Per loro la scuola è come una seconda casa», ha spiegato Laura Sala, vicepreside dell’istituto. «Dovunque, i bambini non vedono l’ora di finire l’anno scolastico. Qui piangono tutti. “Adesso cosa faccio per l’estate?” ci chiedono». In un quartiere di frontiera dove ogni mese si aggiungevano nuovi studenti di diversa provenienza o inseriti in contesti di fragilità, la scuola di Ponte Chiasso era diventata un luogo di ascolto, prima ancora che di didattica. «Ma per fare questo sono fondamentali numeri ridotti. Spesso sono considerati un limite, ma per noi erano una grandissima risorsa perché ci davano la possibilità concreta di conoscerli e ascoltarli» ha continuato Sala. Le ricadute però non saranno solo per gli studenti, che verranno sradicati dal loro gruppo classe, ma anche per le famiglie e i docenti.
«Molte madri possono spostarsi soltanto con i mezzi pubblici. Se finora potevano accompagnare a piedi i propri figli, adesso dovranno prendere l’autobus per Monte Olimpino (sempre che la scuola sia pronta a riceverli) e poi di nuovo tornare a Ponte Chiasso, per salire su un altro bus e recarsi al proprio luogo di lavoro», ha rimarcato anche Elena Marchesi, maestra alla scuola d’infanzia di Monte Olimpino. A questo si aggiungono anche le difficoltà delle molte supplenti e collaboratrici scolastiche provenienti dal Sud, costrette a trovare una nuova residenza. «Con che tempistiche, però? Noi docenti non sappiamo ancora nulla» ha concluso Galetti.
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