Posteggi per le moto ovunque, ma il Comune dimentica le minicar
Il caso “Quadricicli” utilizzatissimi dagli studenti senza posteggi dedicati. Potrebbero sostare gratis, ma l’opzione sono solo gli spazi blu: a pagamento
La rivoluzione della sosta nella zona tra piazza Vittoria e il Tribunale sembrava la risposta definitiva al caos urbano, grazie alla creazione di numerosi nuovi stalli destinati alle moto. Tuttavia, per una categoria di utenti sempre più numerosa, questa riorganizzazione si è trasformata in un vero labirinto burocratico ed economico: parliamo dei giovanissimi alla guida dei quadricicli a motore. Le popolari “macchinette” o minicar, compagne inseparabili di molti studenti che frequentano i licei e le università della città, si trovano oggi in una paradossale terra di nessuno.
Il problema nasce da un’ambiguità normativa che ha richiesto persino l’intervento della Corte di cassazione. Sebbene l’articolo 53 del Codice della strada classifichi tecnicamente le microcar come motoveicoli, l’ordinanza n. 3432/2023 della Corte ha stabilito un confine netto. I giudici hanno chiarito che questi mezzi, avendo quattro ruote, non possono usufruire dei parcheggi riservati ai ciclomotori. La ragione è molto tecnica: l’articolo 351 del regolamento di esecuzione del Codice della strada obbliga ogni conducente a sistemare il veicolo rigorosamente all’interno delle strisce, senza invadere gli spazi vicini. Poiché gli stalli per le moto a Como, non solo quelli nuovi di Piazza Vittoria, ma la quasi totalità di quelli cittadini, sono progettati per le due ruote, una microcar finisce inevitabilmente per occupare più di una cella, esponendo il ragazzo a multe salate per sosta illegittima.
Vicino alle scuole
Questa situazione si manifesta con forza particolare nei pressi delle sedi scolastiche, dove la carenza di spazi dedicati costringe gli studenti a una scelta obbligata e penalizzante. Non potendo sostare nei posti moto, i ragazzi sono costretti a competere con le automobili per gli stalli nelle strisce blu. Qui sorge la vera nota dolente: il costo. Uno studente che deve seguire le lezioni fino al pomeriggio si trova a dover pagare la tariffa oraria per l’intera durata della permanenza, trasformando il diritto allo studio in un peso economico non indifferente. La limitazione, se da un lato garantisce un uso ordinato delle aree destinate alle due ruote evitando intralci, dall’altro ignora la realtà di mezzi che meriterebbero soluzioni alternative. La lotta al parcheggio diventa così una sfida quotidiana contro il tempo e il portafoglio. Senza la creazione di stalli specifici per i quadricicli, più larghi di quelli per le moto ma meno ingombranti di quelli per le macchine, i giovani guidatori rimangono schiacciati tra l’impossibilità fisica di rispettare le strisce strette e l’obbligo di pagare tariffe pensate per veicoli di ben altra stazza. In attesa di una correzione da parte delle autorità, il rischio è che i nuovi parcheggi finiscano per escludere proprio chi, per età e necessità, avrebbe più bisogno di soluzioni agili e accessibili.
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