(Foto di archivio)
Il caso Va deserta la gara per l’assegnazione dei lavori. Ora il problema è capire cosa accadrà. La Navigazione: «Il mercato non ha riposto secondo le attese. Cercheremo di capire le ragioni»
Como
L’anno del centesimo compleanno del piroscafo “Patria” si apre nel peggiore dei modi. La maxi gara per individuare l’azienda che avrebbe dovuto occuparsi del restauro da circa 4 milioni di euro con l’obiettivo di riportarlo in acqua entro il 2028 è andata deserta e questo significa un allungamento dei tempi di recupero.
Entro le 12 del 2 marzo non sono infatti arrivate offerte e la commissione di gara, che si è riunita nel pomeriggio di lunedì non ha potuto fare altro che prenderne atto. La gara telematica a procedura ristretta per il “refitting” aveva visto la prima fase, che si era conclusa lo scorso 8 gennaio, con una richiesta di invito arrivata dalla società di La Spezia “Casa del motore” e successivamente la Gestione Governativa della Navigazione aveva provveduto ad invitarla formalmente a presentare un’offerta per l’appalto.
Alla scadenza dei termini, però, non era arrivato alcun documento.
E ora? Dalla Navigazione spiegano che quando accaduto «evidenzia come al momento il mercato non offra operatori economici disponibili a realizzare gli interventi di ristrutturazione alle condizioni previste nel bando di gara. Ora saranno effettuate, di concerto con la Provincia di Como, una serie di verifiche ed approfondimenti volte a stabilire le motivazioni che hanno determinato l’esito». Questo però non significa che il Patria sarà abbandonato. «Il mercato non ha risposto come ci aspettavamo - dichiarano i vertici dell’Ente – e ciò non scoraggerà Navigazione Laghi nell’intento che persegue da tempo, vale a dire riportare a vita il Patria. Abbiamo l’onere di comprendere le motivazioni di questo esito di gara e dunque agire di conseguenza affinché si traguardi nel più breve tempo possibile il progetto di rimessa a nuovo del gioiello storico».
La presidente dell’associazione Famiglia Comasca Laura Bordoli esprime «preoccupazione» per l’esito della procedura e sottolinea come «sia importante capire i motivi che hanno portato a non avere alcuna offerta da parte di aziende specializzate». E chiude dicendo di «continuare ad avere fiducia nella promessa di riportare il Patria a navigare» ma sottolineando che «questa battuta d’arresto non può non destare preoccupazione». Stessa preoccupazione da parte dell’associazione Piroscafi lariani, presieduta da Francesco Albarelli.
Il progetto di refitting in cerca di qualcuno che lo realizzi è stato firmato da Tommaso Spadolini, progettista nautico con oltre quarant’anni di esperienza. A base d’asta l’importo dei lavori era pari a quasi 3,7 milioni oltre Iva e prevedeva la riqualificazione totale dell’imbarcazione in 24 mesi in modo tale che potesse ospitare 450 passeggeri (rispetto ai 900 delle origini).
Il piano include il restauro integrale ed è previsto un recupero funzionale per consentire una navigazione in sicurezza, ma anche una valorizzazione storica, con il recupero della motrice e di particolari architettonici. Inoltre sono compresi nuovi bagni, un nuovo salone chiuso al coperto mentre all’esterno le coperture da sole e intemperie sono garantite da tendalini e tende apribili elettronicamente.
Le modifiche di progetto interessano l’ex salone di terza classe mentre in quello esterno di poppa l’arredamento è costituito da elementi rimovibili e facilmente spostabili e ci sono anche biglietteria, bar e due nicchie destinati a ospitare i reperti storici tra cui la targa originale del varo e la bussola.
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