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Sanità Apparecchio impiantato nel ventricolo con tecniche mini invasive. Il primario: «Elevata specializzazione grazie ai nuovi arrivi in reparto»
Lettura 1 min.Impiantato al Sant’Anna il primo pacemaker senza fili.
Gli specialisti della Cardiologia dell’Asst Lariana hanno condotto un’operazione utilizzando strumentazione innovativa miniaturizzata. Questi presidi progettati per le bradiaritmie, quando il cuore batte troppo lentamente, sono capaci di ridurre del 63% le principali complicanze maggiori che si incontrano rispetto ai normali pacemaker. È la prima volta nel nostro ospedale di riferimento, la novità è importante perché la tecnica è stata introdotta nel reparto.
L’operazione è stata condotta con successo negli scorsi giorni dallo specialista del reparto di Cardiologia Carlo Piemontese insieme all’equipé della quale fanno parte tra gli altri il dottor Giuseppe Fonte e le tecniche di elettrofisiologia Erica Caputo e Assunta Ficocello. Nel dettaglio il pacemaker senza fili altro non è altro che una capsula di dimensioni molto più ridotte confronto agli apparecchi tradizionali, circa dieci volte più piccola. L’impianto diretto all’interno del cuore, nel ventricolo destro con tecniche mini invasive passando dalla vena femorale e non ha bisogno dei più datati elettrocateteri.
«Il pacemaker senza fili esiste già da qualche anno, quello impiantato però è di nuova generazione - spiega Piemontese – perché ha un controllo da remoto, può essere monitorato da distanza. Ma soprattutto dura di più, ha una batteria che può durare in media dai 15 ai 17 anni, quando i pacemaker normali resistono 10, 11 anni, dunque i pazienti più anziani possono evitare ulteriori sostituzioni. La tecnologia ora in uso è anche dotata di un accelerometro che varia la risposta della frequenza in base al battito così da ridurre ulteriormente i consumi. Infine c’è un lato per così dire estetico. I vecchi pacemaker hanno un involucro, una cassettina che si mette sotto alla clavicola a cui sono connessi i cateteri che arrivano al cuore, una scatola che si vede sotto cute. I nuovi dispositivi invece sono delle piccole capsule senza file inserite direttamente nel cuore. Un fatto che come immaginale riduce anche il rischio infezioni».
Una novità voluta dal primario della Cardiologia Mario Galli. «Negli ultimi anni, anche grazie al progressivo ampliamento dell’organico e all’ingresso di nuovi specialisti con competenze specifiche in ecocardiografia, cardiologia interventistica e percorsi clinici dedicati, la nostra Cardiologia ha raggiunto un elevato livello di specializzazione nella diagnosi e nel trattamento di patologie particolari, come l’amiloidosi cardiaca, le malattie rare e le cardiopatie strutturali. Recentemente per esempio abbiamo trattato un paziente con una massa mobile adesa alla parete dell’atrio destro. Grazie a una tecnica transcatetere siamo riusciti a intervenire senza ricorrere alla cardiochirurgia tradizionale. Attraverso un catetere dedicato, associato a un sistema di circolazione extracorporea Ecmo, è stato possibile frammentare la massa ed eseguirne una rimozione parziale. Successivamente la terapia farmacologica ha completato il processo di risoluzione, ottenendo la completa scomparsa della massa e il recupero integrale della situazione clinica».
Il reparto di Cardiologia, dopo la pandemia a corto di medici, oggi ha 21 medici, sono arrivati giovani specialisti, con l’intenzione di potenziare anche il territorio e l’ospedale di Cantù.
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