Quando i vaccini ci salvarono dalla polio   «Nessun rifiuto, c’era fiducia nei medici»
L’ingresso dell’ex dispensario in via Cadorna

Quando i vaccini ci salvarono dalla polio

«Nessun rifiuto, c’era fiducia nei medici»

Attilio Bonani è stato medico condotto nel Comasco dall’inizio degli anni ’70 - «A quei tempi non c’erano la Guardia medica o il 118, e noi eravamo sempre reperibili»

Oltre trent’anni di professione svolta in paese, dove ha conosciuto «quattro generazioni di abitanti», prima di andare in pensione. Ricorda quegli anni, quando girava in bicicletta, a qualsiasi ora, per le visite a domicilio. Ricorda i colleghi di quei tempi, come « Piergiuseppe Conti , che si occupava di tre paesi, ed era una figura fondamentale per tutti noi, è stato anche presidente dell’Ordine». Ma soprattutto ricorda di un rapporto stretto, fiduciario, tra i medici condotti e i loro assistiti.

Si parla di decenni fa, quando c’erano i medici condotti, che vivevano sul territorio: «Eravamo reperibili 24 ore su 24, tutti i giorni, e se c’era la qualche necessità di assentarsi, si doveva provvedere alla sostituzione a spese proprie». E c’erano anche «le levatrici condotte, le mamme le conoscevano e questo aggiungeva un ulteriore elemento di fiducia». Oltre mezzo secolo fa, almeno dove operava Bonani, non c’erano proteste per le vaccinazioni contro la polio: «Non c’era questa aria di contestazione, o un’idea contraria alle disposizioni di legge, ma fiducia nelle istituzioni e soprattutto nei medici». Che, ricorda, erano conosciuti e conoscevano le famiglie che seguivano.

Fiducia, questa la parola che ricorre nei ricordi di allora. Mentre attualmente «anche l’evoluzione tecnologica ha portato una facilità di informazioni e purtroppo di cattiva informazione», ha rilevato il dottore. Non una condanna alla tecnologia, anzi, ma la constatazione che «internet ha allargato le aree di pesca dove prendere le informazioni, e talvolta le persone pescano nei punti sbagliati. Inoltre oggi c’è insofferenza verso le regole».

In quegli anni poi, le conseguenze della malattia erano ben visibili: «Ricordo anche una collega che zoppicava dopo aver avuto la poliomelite».

Non c’erano defezioni ma neanche “saltafila”: «C’erano dei calendari per le vaccinazioni, e questi venivano rispettati dai genitori».

Il medico condotto era «fondamentale, soprattutto per i piccoli centri - afferma Bonani _ Non si dimentichi che, in quegli anni, non c’era la guardia medica o il 118». Quindi, il medico condotto (veniva assunto in seguito a un concorso pubblico) era «la figura di riferimento per la popolazione. I miei pazienti sapevano dove abitavo e, se c’era un’emergenza, venivano a bussare a casa anche durante la notte».

Bonani parla delle ore di ambulatorio, ma anche delle visite a domicilio, «che effettuavo spostandomi in bicicletta». Erano tre, nei paesi, le figure di riferimento per gli abitanti: «Il parroco, il farmacista e il medico condotto». Ancora oggi, il dottore rimarca l’importanza della vicinanza ai pazienti. Una medicina territoriale che «purtroppo, nel tempo, è stata trascurata». E forse, anche questo fatto, ha inciso sul rapporto di fiducia con i cittadini.

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