Quando la politica parte dai social: “Inséma” corre verso le elezioni

Due trentenni comaschi hanno avviato un progetto in vista delle comunali: «In 5 anni non si può fare tutto, ma qualcosa sì»

Nel dialetto comasco, la parola “Inséma” non ha bisogno di troppe traduzioni. Ricorda la compagnia, la famiglia. Ora però è anche il nome di un progetto politico che, partendo dagli algoritmi dei social, punta ad arrivare lì, nella “stanza dei bottoni” più chiacchierata di Como: quella del consiglio comunale.

Alessandro Cecconi e Ilaria Grignoli hanno rispettivamente 31 e 30 anni. Lui Como l’ha frequentata da giovanissimo, ma poi come tanti altri ha sentito di voler fare un respiro più ampio: Venezia, Lugano, Ginevra. A Como ci è tornato con Ilaria nell’agosto del 2025, quando su queste pagine il tema dominante era l’overtourism. «Quello che più ci ha colpiti è stato notare come ci sia un po’ di resa da parte della politica. Siamo davanti a un’amministrazione molto chiacchierata, discussa, anche contestata, ma manca una proposta politica alternativa seria in vista delle elezioni. Dall’altro lato, entrambe le opposizioni non hanno costruito una progettualità forte e una visione alternativa della città. O perlomeno se l’hanno fatto, non si è notato». Da qui il desiderio di passare metaforicamente dagli spalti al campo, con un progetto politico indipendente da qualsiasi partito. L’idea di Inséma è maturata mese dopo mese, ed è spuntata proprio questo autunno sui social, con una veste grafica pop che cerca di parlare soprattutto (ma non solo) ai giovani. Perlomeno a quelli sopravvissuti alla «diaspora comasca».

Tra i temi cari ad Inséma c’è la forbice demografica, la crisi abitativa, la mobilità cittadina, i grandi progetti bloccati e pure il turismo: «Avendo vissuto a Venezia, iniziamo a vedere gli stessi pattern qui a Como. La monocoltura turistica in media si lega a stipendi non buoni. Certo, il Comune può agire solo fino a un certo punto, però qualcosa può fare: costruire una rete, scegliere determinati investimenti, sposare delle battaglie per cercare di influenzare le politiche a livello regionale». A questo proposito, nella conversazione con Cecconi tornano più volte quei 39 milioni di euro in avanzo libero, «che il Comune non spende, oppure spende ma non si vede. Oltre che essere un grande peccato, fa venire voglia di impegnarsi politicamente». Sì perchè, secondo i fondatori di Inséma, in città «c’è un entusiasmo politico, che però ha bisogno di essere organizzato». Andando in mezzo alle persone «c’è voglia di parlare di ciò che non funziona». Certo, sulla politica, così come sul calcio «se la nazionale va male, ci si arrabbia con l’attuale ct». Però, secondo i due, a Como c’è un pericoloso problema di polarizzazione, che annebbia la capacità di capire quali siano le priorità: «Ci si scanna per i ciliegi, per i parcheggi, per le biciclette. Sia chiaro, sono temi anche quelli. Però la città ha dei problemi sottostanti molto più seri».

In odore di elezioni «il nostro obiettivo è creare una proposta politica, riuscire a governare o influenzare chi governa. È ora che la nostra fascia d’età entri nelle stanze da cui è sempre esclusa». Ma nella corsa verso le urne, la vera sfida sarà quella di «portare la gente ai seggi». Si proverà a farlo «mettendosi in mezzo alle persone, andando dritti ai problemi e mantenendo una comunicazione essenziale, con la consapevolezza che «la politica è anche comunicazione». Tanto che diversi personaggi della politica cittadina hanno già premuto il tasto “segui”». Un’ultima curiosità: nel creare Inséma, i due raccontano di essersi ispirati alla campagna di Zohran Mamdani, sindaco di New York. Chissà che questo dettaglio non sia di buon auspicio.

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