(Foto di Ufficio stampa della diocesi di Como)
Chiesa locale. Ieri il rito in Duomo con il vescovo Cantoni. Tre i seminaristi di Muggiò. E poi il missionario in Africa. «Un “sì” limpido, senza compromessi e, quindi, gioioso»
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«Cari fratelli, siete portati da una fiumana di preghiere da parte di tutto il popolo santo di Dio. Non siete soli, ma inviati dal Signore a servizio di tanta gente che vi sorregge e cammina con voi». E questa fiumana ieri mattina in Cattedrale era particolarmente evidente: amici di vecchia data, parenti, compagni di classe, ma anche tanti fedeli che hanno scelto di condividere la gioia e le emozioni dei quattro novelli diaconi ordinati dal cardinale Oscar Cantoni.
Davvero un giorno di festa per la Chiesa di Como di fronte all’“Eccomi” di Lorenzo Bongio, Paolo Piasini, Emanuele Sosio e Anselmo Fabiano, i quattro giovani in cammino verso il sacerdozio che ieri hanno confermato il loro «sì deciso, limpido, senza compromessi, e per questo anche gioioso, perché espressione di una piena e totale libertà», come ha ricordato il vescovo nell’omelia.
Il primo grado dell’ordine sacro arriva dopo «tanti altri piccoli “Eccomi” precedenti, che hanno reso possibile oggi questa vostra risposta», sempre nelle parole del cardinale che si è rivolto in prima persona ai nuovi diaconi. Tre di loro stanno compiendo il cammino di formazione nel Seminario di Muggiò: si tratta di Bongio, di Borgonuovo di Piuro, nella Bregaglia italiana, di Piasini, originario di Chiavenna, e di Sosio, cresciuto a Semogo, nel Bormiese.
Fabiano, che proviene dalla Valmalenco (e, più precisamente, da Caspoggio), appartiene invece alla Società delle missioni africane. «È bello e consolante che, assieme a candidati membri del nostro presbiterio, ci sia un fratello che, generato alla fede nella nostra diocesi, è ora inviato a testimoniare la bontà e la fedeltà di Dio in terra d’Africa», ha spiegato il vescovo Oscar.
Ai nuovi diaconi il cardinale ha consegnato un compito non certo facile: «Siete chiamati a costruire ponti di fraternità, perché la fraternità avvicina, ci fa sentire l’appartenenza a una stessa famiglia umana, a uno stesso corpo». Già in questi anni «avete fatto tutti esperienze di fraternità, a partire dalle vostre famiglie, dal tempio del seminario, nelle comunità parrocchiali. La fraternità è senza dubbio una delle grandi scuole della vita», ha detto Cantoni.
«Cristo Signore vi prende in parola. Si fida di voi, a partire dall’entusiasmo della vostra giovane età, mentre il vostro “Eccomi” dovrà storicizzarsi, di periodo in periodo, lungo il vostro itinerario di sequela del Signore e quindi rafforzarsi sempre più».
Da qui l’invito a vivere «fin da subito la vostra vita non cercando voi stessi e il vostro tornaconto personale, nemmeno contando su un vostro libero progetto personale, ma seguendo il Signore Gesù, fedeli al cammino e alle indicazioni della Chiesa e delle situazioni storiche che vi si presenteranno».
Certo, «non sarà facile farsi servitori di tutti, in piena gratuità». Né sarà facile sopportare «il peso gravoso del vostro servizio e delle responsabilità che vi sono affidate». Ma in tutto questo, «pur nella consapevolezza della vostra debolezza e fragilità, scoprirete l’azione efficace di Dio, che continua ad operare le sue meraviglie e in modi del tutto inattesi, anche attraverso di voi», come ha concluso il vescovo prima del suggestivo rito di ordinazione con l’imposizione delle mani sul capo degli ordinandi.
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