Riorganizzazione delle scuole, altre due insegnanti intervengono. E spunta la prima manifestazione

Como «Prima di decidere come ridisegnare le scuole, confrontiamoci con chi quelle scuole le vive». Lunedì 28 settembre la fischiettata sotto Palazzo Cernezzi, organizzata da Nova Como

Lettura 2 min.

Como

«Eccoci qui a scrivere un’altra lettera. Non perché non sappiamo più cosa fare, ma perché è dal 7 marzo 2024 che pensiamo, scriviamo e cerchiamo di far capire al Consiglio Comunale di Como una cosa che per noi dovrebbe essere fondamentale: quando si pensa e si riprogetta la scuola, bisogna confrontarsi con chi la scuola la vive ogni giorno». Inizia così la lettera firmata da Maria Grazia Bozzi e Ilaria Di Ceglie, due insegnanti della scuola dell’infanzia di via Raschi. Un plesso che, nel piano di riorganizzazione delle scuole appena uscito allo scoperto, è coinvolta in seconda battuta. Non verrà cioè inglobata da un altro istituto comprensivo, a differenza della materna “Gianni Rodari”, ma le si chiederà di assorbire la cinquantina di bambini della materna Carluccio di via Volta. La decisione è da ricondurre al fatto che, con l’asilo nido “Magnolia” ormai chiuso, sono aumentati gli spazi a disposizione dei bimbi e, di conseguenza, la capacità della vicinissima scuola dell’infanzia Raschi. I bambini della Carluccio sarebbero trasferiti proprio perchè l’intenzione del Comune è chiudere la Carluccio.

«Nei giorni scorsi - continua la lettera - una collega della scuola di via Zezio ha scritto sulla situazione che si sta delineando. Oggi siamo noi, due insegnanti della scuola Raschi, direttamente coinvolte nella riorganizzazione, a voler aggiungere alcune riflessioni. Prima, però, di entrare nel dettaglio di ciò che questa riorganizzazione comporterebbe per il nostro plesso e per il nostro istituto, crediamo sia necessario fare un passo indietro e porre una domanda più ampia: che cosa significa davvero un istituto comprensivo?».

A Como gli istituti comprensivi sono 8 e «ognuno si è formato nel tempo, attraverso scelte, progettualità, relazioni e percorsi educativi costruiti e condivisi da chi vi lavora. Per questo motivo, scorporare scuole e riorganizzare istituti non può essere considerato un semplice calcolo di numeri, spazi, studenti e insegnanti».

Anche il curricolo di istituto e il percorso educativo proposti ai bambini «sono il risultato di un lavoro collegiale e continuativo tra docenti, fondato sulla condivisione di finalità educative, competenze, metodologie, criteri di valutazione e modalità di accompagnamento degli alunni nel loro percorso di crescita. Cambiare la composizione di un istituto significa quindi intervenire su un equilibrio costruito negli anni e non semplicemente ridisegnare una mappa. Senza contare un rimescolamento e perdita delle insegnanti».

In riferimento alla scuola Raschi dove lavorano, le due docenti sono contrarie all’assorbimento dei bambini della Carluccio perchè «lo spostamento e l’accorpamento di una scuola dell’infanzia non rappresentano un semplice cambiamento organizzativo. Possono incidere profondamente sull’identità pedagogica e sul percorso educativo costruito nel tempo»..

Da qui un avvertimento, lanciato anche dalla referente della scuola dell’infanzia di via Zezio: «Gli spazi scolastici non sono semplicemente luoghi da riempire nel modo più efficiente possibile. Gli spazi sono parte integrante dell’esperienza educativa. Sono luoghi nei quali si progettano attività, si costruiscono relazioni, si sperimentano modalità diverse di apprendimento e si realizza l’offerta formativa. Per questo, quando si decide di spostare, accorpare o redistribuire una scuola, non si dovrebbe ragionare soltanto in termini di numero di alunni che uno spazio può contenere, ma chiedersi quali esperienze educative quello spazio permette di realizzare e quale progetto sostiene».

La Raschi, che fa parte dell’Ic Como Borgovico, ha poi visto da vicino l’interruzione della continuità educativa nel quartiere, con la chiusura del nido Magnolia e con lo spettro di un’altra chiusura: quella della Corridoni.

«Non siamo contrarie a priori al cambiamento - concludono le due insegnanti -. Siamo contrarie a un cambiamento che non tenga conto del percorso educativo condiviso e costruito negli anni . L’obiettivo dovrebbe essere quello di evitare che una riorganizzazione amministrativa determini la frammentazione di percorsi educativi costruiti nel tempo e garantire, invece, la continuità e la coerenza dell’esperienza scolastica degli alunni. Ed è proprio per questo che continuiamo a chiedere ciò che chiediamo dal 2024: prima di decidere come ridisegnare le scuole, confrontiamoci con chi quelle scuole le vive, le conosce e le vive ogni giorno».

Nel frattempo spunta già in calendario una manifestazione di protesta, firmata da Nova Como, che invita famiglie, insegnanti, associazioni e cittadini a partecipare al presidio di lunedì 28 settembre, alle ore 19, davanti a Palazzo Cernezzi: «Porteremo i fischietti: il suono della scuola e, insieme, lo strumento dell’arbitro che ferma il gioco quando le regole vengono violate. In questa vicenda ne sono state violate troppe». Il 17 ottobre invece, l’appuntamento del comitato Como a misura di famiglia, dal titolo #Orabasta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA