Riorganizzazione scuole: «Non smembrate la “Gianni Rodari”». L’appello di una mamma

Como Nella proposta per il prossimo anno scolastico, la scuola dell’infanzia situata in via Zezio passerebbe all’istituto comprensivo Como Lago

Lettura 1 min.

Como

«Il dibattito sul piano di dimensionamento scolastico che coinvolge la scuola di via Zezio non è una questione di campanile né una contrapposizione tra Istituti: è una preoccupazione profonda e ampiamente condivisa da famiglie e i comitati genitori di tutta la città». Inizia così la lettera inviata alla nostra redazione da parte di Francesca Cecconi, mamma di uno studente che frequenta il plesso G. Rodari di Via Zezio. Una scuola che, nel piano di riorganizzazione scolastica firmato a fine agosto in Comune, passerebbe dall’istituto comprensivo Como Centro a quello di Como Lago.

«I genitori e i docenti sono concordi nell’evidenziare come questo smembramento non porti alcun reale vantaggio organizzativo o formativo, generando invece forti criticità sotto il profilo pedagogico e scolastico». Tra le criticità riferite da Cecconi c’è prima di tutto l’interruzione dei progetti educativi: «Le nostre scuole hanno costruito negli anni percorsi pedagogici solidi, basati sull’integrazione, sulla continuità formativa e su progetti condivisi. Unire o spostare plessi secondo pure esigenze numeriche rischia di azzerare anni di lavoro e di stabilità didattica». Aggiunge poi che «gli accorpamenti e i trasferimenti proposti non rispondono alla reale geografia dei quartieri né alle abitudini consolidate delle famiglie. Invece di agevolare la prossimità, si creano percorsi innaturali che non trovano riscontro nella realtà quotidiana del territorio». «La scuola pubblica funziona quando crea comunità e stabilità - continua la mamma -. Smembrare contesti educativi affiatati significa frammentare la continuità relazionale tra studenti, docenti e famiglie, indebolendo il valore stesso della scuola di quartiere».

«Siamo di fronte a scelte d’ufficio che ignorano la qualità dell’offerta formativa e l’impatto reale sulla vita delle persone. È fondamentale che le decisioni amministrative tornino a rimettere al centro la pedagogia, l’ascolto delle comunità scolastiche e il rispetto dei percorsi didattici già felicemente avviati» conclude nella lettera.

© RIPRODUZIONE RISERVATA