Cade nel lago. Rischia la morte ma è salvato dal taxi boat

Il racconto. Soccorso un turista arabo. Berini: «Mi sono buttato tra le onde. Un miracolo se siamo entrambi vivi»

Lettura 2 min.

Il cielo plumbeo si schiaccia sul lago, le nubi nere scendono veloci da Bellagio e un vento gelido solleva le onde. Il 29 giugno 2026 sul Lago di Como non era una giornata da codice rosso, ma poco ci mancava. È in questo scenario da incubo che si è consumato un salvataggio miracoloso. Alberto Berini, proprietario della Lake Como Charter, una società di noleggio barche con conducente, con dieci anni di navigazione e novemila ore di esperienza alle spalle, ha strappato alla morte un giovane turista arabo sbalzato da un motoscafo a noleggio. Una storia di puro istinto, coraggio e dure polemiche sulle condizioni di sicurezza del bacino.

«Ero a Bellagio per una riparazione e un dipendente mi ha caricato sulla mia barca per rientrare - racconta Berini -. A bordo avevo dei clienti. Volevano fermarsi davanti alla Villa del Balbianello per fare delle foto. Ho detto di no. Volevo rientrare subito per via della perturbazione. Quella decisione ha salvato una vita. Se mi fossi fermato, quel ragazzo oggi sarebbe morto».

La svolta avviene sulla diagonale tra la punta di Laglio e Torno. «Incrociavo un 40 cavalli, una barca in locazione ai turisti. A bordo c’erano dei ragazzini che sbracciavano disperati. Pensavo fossero in panne e mi sono avvicinato».

Invece, la realtà era un’altra. «Mi indicano di guardare a nord. A quindici metri da loro vedo una testa in acqua che va su e giù tra le onde. Lontana dalla loro imbarcazione. Non mi sono chiesto perché non facessero nulla, ho inserito la marcia e ho iniziato le manovre di recupero».

Ma la tempesta rende tutto impossibile. «C’era il rischio di ucciderlo: le onde erano alte, la testa poteva sbattere sulla chiglia, potevo schiacciarlo. Ho capito che c’era una sola cosa da fare. Non ho pensato a niente, mi sono convertito in un automa. Ho preso un salvagente e sono saltato in acqua».

Il lago in quel momento è una trappola. «Le condizioni erano da suicidio. Prima ho provato a lanciargli il salvagente, ma era impossibile da prendere. Allora l’ho raggiunto a nuoto, gli ho passato il salvagente e gli ho urlato: “Stringilo a te, aggrappati, non indossarlo!”. Avevo paura che, in preda al panico, mi tirasse sotto con sé».

Berini descrive il contatto come un brivido indelebile: «La mia fortuna è stata che il ragazzo era in completo shock. Dal viso si vedeva: era già pronto alla morte, non combatteva più, era rassegnato. Era come un corpo morto, e questo lo ha reso più facile da spostare».

Il ritorno a bordo è una lotta contro il tempo. «Tutto si muoveva. In un’onda l’ho perso ed è andato sotto con la testa. Sono riuscito a recuperarlo e, grazie a un passeggero australiano molto piazzato e al capitano della barca, Livio Chiodini, siamo riusciti a issarlo a bordo. È solo grazie a loro due se non siamo morti entrambi».

Poi la corsa verso il pontile di Sant’Agostino, mentre il giovane comincia a perdere conoscenza. «La Guardia Costiera è stata eccezionale, mi sono stati vicini al telefono. A Sant’Agostino ho fatto liberare l’intero pontile. Le ambulanze non erano ancora arrivate, ma abbiamo intercettato un medico e una paramedica stranieri di passaggio. Lo hanno visitato: aveva bevuto tantissima acqua ed era in principio di ipotermia. Bastavano due minuti in più ed era morto».

Alla fine sono arrivate due ambulanze ed ora il ragazzo sta bene. «Mi ha fatto una videocall dall’ospedale, era pieno di flebo ma sorrideva e mi diceva: “Sei il mio eroe”», conclude Berini. Resta però l’amarezza per la mancanza di sicurezza: «Ci indicano sempre come quelli cattivi, ma è stato uno della nostra categoria a salvare una vita. Anche se i ragazzi avessero chiamato i soccorsi non sarebbero mai arrivati in tempo. Mentre noi siamo sempre presenti sul lago, questa può essere una sicurezza in più per incidenti del genere. Il lago è pieno di problemi più grandi: manca segnaletica, boe e bandiere d’allerta meteo come al mare. Danno le barche a chi non sa navigare per incassare 200 euro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA