Riunione di famiglia. Il record dei Lietti: «Eravamo in cento»

L’iniziativa. Tantissimi discendenti presenti nel parco della Spina Verde «Un’esperienza straordinaria, pronti al prossimo incontro»

Un filo lungo più di due secoli che attraversa l’Oceano Atlantico, intrecciando la Cascina Moncucco di Cantù con i quartieri di Rosario. Quella della famiglia Lietti non è una semplice riunione di parenti, ma una vera e propria epopea popolare che sabato 24 ottobre ha vissuto il suo terzo capitolo ufficiale con la “Liettiade nel Bosco”.

Un evento che ha radunato quasi cento persone giunte da ogni parte d’Italia, dalla Svizzera e dalla Germania. «È stata un’esperienza straordinaria - racconta Federico Faverio, tra i principali promotori del raduno insieme a un comitato di parenti -. Per la maggior parte dei presenti si trattava della prima volta che ci si incontrava. La parte bella è che l’età media era piuttosto bassa, tanti ragazzi e molti bambini in arrivo». Le radici storiche di questa famiglia affondano a Cantù, ma la storia prende il volo oltreoceano verso la fine dell’Ottocento. «Come moltissimi italiani di quel periodo, varie generazioni si erano trasferite in Argentina, nella zona di Rosario. Le prime tracce risalgono a metà dell’Ottocento, ma il ceppo da cui è nata la Liettiade discende da un matrimonio del 1890, da cui sono nati sette fratelli che hanno dato origine a questa numerosa famiglia. I sette fratelli sono nati tra l’Argentina e l’Italia».

Il rito della riunione famigliare ha una storia precisa. «Già verso il 1950 c’era stato un primo raduno dei discendenti - chiarisce Faverio -. Nel 1976 è stata organizzata una battellata sul lago di Como ed è da lì che è nata la prima vera Liettiade. È un nome di cui abbiamo scoperto l’origine precisa solo adesso: deriva dall’unione di Iliade e Lietti. Nel 1996 ce n’è stata un’altra a Villa Parravicini. Trovo affascinante quello che è stato fatto nelle due edizioni precedenti, organizzate con mezzi di comunicazione decisamente meno immediati rispetto a oggi».

Dopo che nel 2016 la cadenza ventennale si era interrotta, la spinta a ripartire è arrivata da un viaggio simbolico: «L’idea nasce da un viaggio fatto ad agosto 2025 in Argentina con i miei genitori, mia sorella e mia moglie per riscoprire la zona di Rosario, dove era nato il mio bisnonno. Volevamo visitare il cosiddetto Barrio Lietti, un appezzamento di terreno indicato così anche sulle carte storiche. Era un desiderio nato quando avevo dodici anni, partecipando alla Liettiade del 1996. Dopo ventinove anni siamo riusciti a farlo ed è stata l’occasione per riallacciare i contatti. Grazie a siti come FamilySearch, che ha digitalizzato gli archivi parrocchiali argentini, sono riuscito a risalire fino al 1818, trovando la traccia del mio quinto bisnonno».

Per il ritrovo del 2026 la scelta è caduta sul ristorante inclusivo Il Bosco a Cavallasca. «Abbiamo anche distribuito spille, gadget e cartellini con i nomi e il ramo di appartenenza. Mia moglie ha rielaborato la grafica ispirandosi a quella creata cinquant’anni fa per la navigazione sulla motonave Ninfea dell’8 maggio 1976. L’evento ha visto anche il saluto del sindaco Pierluigi Mascetti, che ha illustrato il progetto sociale della struttura di cui, lo chef Davide Lacchini, ha aiutato l’avvio del ristorante. Mentre dall’Argentina sono arrivati i videomessaggi delle cugine di Buenos Aires», conclude Faverio. Ora lo sguardo è già rivolto al futuro e al prossimo appuntamento: l’intenzione è quella di non far passare altri trent’anni e di mettersi presto al lavoro, coinvolgendo anche la folta delegazione sudamericana direttamente in patria.

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