Sanità, allarme per i tagli. A rischio visite e personale

Salute. Da Menaggio al Sant’Anna, il contenimento della spesa mette in discussione prestazioni aggiuntive. Il governatore Fontana: «Se le scelte saranno confermate, le liste d’attesa diventeranno ingestibili»

Tagli alla sanità da parte del governo, nel Comasco ospedali e ambulatori si preparano a tirare la cinghia. Meno incentivi agli specialisti, meno gettoni extra a infermieri e medici, meno attività aggiuntive e progetti, con possibili ripercussioni soprattutto nei territori più periferici. Senza la possibilità di spendere di più, di attrarre o almeno trattenere operatori sanitari, i nostri reparti pubblici temono un ridimensionamento di alcune prestazioni fino ad oggi pur con fatica garantite. I minori finanziamenti assegnati dalla legge di bilancio nazionale hanno sollevato l’allarme delle Regioni, la Lombardia contava su circa mezzo miliardo in più da spendere nel 2027.

L’assessore al Welfare Guido Bertolaso e il presidente Attilio Fontana hanno fatto esempi concreti. Il recupero delle liste d’attesa oggi in corsa, le case e gli ospedali di comunità ancora mezzi vuoti, il governatore si è detto senza mezzi termini «preoccupato», l’assessore ha parlato di «tagli insostenibili».

Liste d’attesa

Per azzerare le liste d’attesa in primavera, la Regione aveva stanziato 90 milioni in tutta la Lombardia per aggiungere prestazioni, esami e visite, 118mila euro il pacchetto assegnato al Lario da erogare entro fine anno. Con una quota destinata ai privati per offrire più mammografie, visite endocrinologiche, controlli dall’oculista. Queste accelerazioni sono difficili da pensare senza nuovi stanziamenti. Sul tema ieri è intervenuto da Dongo, dove si trovava per una visita istituzionale, anche il governatore della Lombardia Attilio Fontana: «Siamo molto preoccupati, se questi tagli saranno confermati le liste d’attesa diventeranno ingestibili».

Altri esempi: fino al 2027 l’Asst Lariana ha in essere un contratto con una cooperativa esterna da 7,5 milioni per reclutare operatori e infermieri a gettone. Con questi professionisti si possono così coprire vuoti e buchi rimasti nei servizi. Per gestire le cure territoriali e le case di comunità nella zona del lago sempre l’Asst Lariana ha messo sul piatto 87 milioni di euro per dieci anni di attività.

Non è detto che, dovendo risparmiare, alcune delle scelte fatte negli ultimi mesi non possano essere riviste. E ancora, per garantire ai nostri reparti anestesisti o psichiatri i nostri ospedali fanno ricorso alla libera professione, pagano a turno o a notte specialisti magari in pensione, da richiamare in servizio per mandare avanti i lavori negli ambulatori. Spese che però sono extra, non riguardano il personale interno dipendente. Già in corso d’anno il governo ha chiesto alla Regione un contenimento sui tetti d’assunzioni, sul punto c’è stato anche un confronto tra l’assessorato al Welfare e l’Asst Lariana. Guardando al lago. per tenere in piedi le poche attività rimaste a Menaggio in Pronto soccorso arriva personale esterno. Tutte queste voci rimarranno in funzione?

«Che l’ospedale di Menaggio sia a rischio, se già non è mezzo morto, è un fatto noto – dice Paolo Furgoni, noto urologo comasco impegnato a proposito di politiche sanitarie nelle file dei democratici – è chiaro che la voce del personale è la prima che può essere tagliata. Diversi reparti anche nel privato funzionano anche grazie ai gettonisti, che però rappresentano un extra costo. Reperire sanitari è già complicato, senza un generoso obolo a turno sarà ancora più difficile. Ad esempio, sempre per accorciare le liste d’attesa nei mesi scorsi a più riprese la Regione anche a Como ha cercato di allungare gli orari, con visite ed esami anche nei fine settimana e negli orari serali.

Un passo per cui servono più soldi. Ma nei bilanci più spiccioli io credo si possa fare economia anche sulle spese correnti. I materiali che si usano nelle sale chirurgiche, i ricambi, la strumentistica, si possono ridurre, acquistare prodotti meno costosi. Oppure si può fare meno ricorso ai robot, preferendo una chirurgia più tradizionale e meno onerosa».

Taglio a esami strumentali

Meno esami strumentali, meno risonanze perché costano tanto rispetto ad esami più di base.

«Non sono allarmi che arrivano da chissà quali temuti rivoluzionari, sono preoccupazioni sollevate dal presidente e dall’assessore regionale – dice ancora Furgoni – c’è poi un immenso capitolo di spesa che riguarda i farmaci negli ospedali, sul territorio, con un bacino di 240mila pazienti cronici a Como, tantissimi esenti da ticket e pagamenti, a carico del sistema sanitario. Anche su questa voce si possono cercare di fare dei risparmi». La nostra Ats Insubria solo su Como in farmaci spende all’anno 240 milioni, basti pensare al numero di pazienti esenti che prende più terapie ogni giorno.

Invece, secondo gli addetti ai lavori, è un argomento diverso quello degli investimenti, che non dovrebbero essere colpiti dal ridimensionamento dei fondi alla sanità.

Como, in particolare, aspetta dalla Regione Lombardia un centinaio di milioni di euro per ingrandire, nei prossimi anni, l’ospedale Sant’Anna, ma si attende ancora un passo formale per immaginare la costruzione di un nuovo padiglione in via Ravona. Un progetto ancora tutto da disegnare che va di pari passo con un ripensamento del vecchio ospedale di via Napoleona, con larga parte della collina occupata dall’ex Sant’Anna abbandonata e senza destinazione.

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