Sanità, quanto mi costi: ogni anno una famiglia comasca spende in media 1.700 euro

I dati dell’Osservatorio delle Acli. Negli ultimi cinque anni l’incremento della spesa è stato del 25%

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Como

Fino a 1.700 euro all’anno a famiglia per la sanità, tra farmaci, visite ed esami i comaschi negli ultimi cinque anni hanno speso il 25% in più. L’osservatorio delle Acli di Como è piccolo, le dichiarazioni e i 730 analizzati riguardano, raccontano dagli sportelli, la fascia intermedia della popolazione comasca, famiglie con figli, dipendenti statali, professionisti del ceto medio. I dati pubblicati il corrente mese nel rapporto “Over vulnerabilità e resilienza” non contemplano quindi i cittadini più benestanti e nemmeno i nuclei più in difficoltà.

Ne risulta comunque da questo spaccato che la spesa media annua per la sanità, ciò che viene pagato di tasca propria privatamente, nelle ultime dichiarazioni analizzate relative al 2024 è pari a 1.669 euro. Nel 2022 questa cifra arrivava a 1.578 euro e nel 2020 a 1.328 euro. Il balzo è pari dunque al 25,6%. «Una voce sempre più dispendiosa quella sanità nei bilanci familiari - precisa la presidente delle Acli Marina Consonni - sono i farmaci, gli esami, le visite specialistiche che i cittadini hanno deciso di pagare privatamente, non riuscendo tramite ricetta o non volendo attendere i tempi del sistema sanitario».

E’ una spesa maggiore rispetto a quanto queste famiglie spendono gli immobili, per la loro casa tra manutenzioni, mutui o affitti, 1.544 euro annui. Nel panorama lombardo, sempre stando al rapporto delle Acli, a Lecco (1.633 euro) e a Monza (1.602) si spende un po’ meno, la differenza è più sostanziale con Sondrio (1.536), mentre il costo della sanità parte privata per le famiglie è più salato a Varese (1.695), ancor di più a Milano (1.753).

Nel fare il conto del carrello della spesa, in un periodo delicato per il caro benzina e le bollette, anche FederConsumatori stima un costo annuo per la sanità pari a circa 1.700 euro, soldi che le famiglie devono trovare in tasca e che non sono coperti dal sistema gratuito universale. I motivi possono essere diversi. La fretta di trovare un appuntamento libero per fare un controllo, la difficoltà di spostarsi lontano per raggiungere un ambulatorio, l’indisponibilità di attendere mesi e mesi prima di essere ricevuti da uno specialista.

Secondo la Fondazione Gimbe comunque i lombardi spendono in media meno, 1.105 euro anno per la sanità senza rimborsi o coperture, cifra che è però molto superiore alla media italiana, 787 euro. Sempre a proposito del 2024, ultimo anno di rilevazione, scrive la Fondazione Gimbe «il 10,3% dei cittadini ha dichiarato di aver rinunciato a una o più prestazioni sanitarie con un incremento di 3,1 punti percentuali rispetto al 2023».

«Senza nuove e più importanti risorse sulla sanità pubblica, il conto ricadrà di nuovo sulle Regioni che avranno due possibilità, aumentare le imposte o tagliare i servizi, in entrambi i casi a farne le spese saranno ancora una volta i cittadini».

«Un’involuzione che indebolisce i principi di universalità ed equità – così il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta - disponibilità economiche e luogo di residenza condizionano l’accesso alle cure, ampliando il divario tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere o a rinunciare. Il sistema sanitario nazionale continua formalmente a funzionare, ma perde progressivamente la capacità di garantire cure accessibili a tutti, mettendo a rischio il patto sociale tra cittadini e istituzioni».

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