(Foto di archivio)
Sanità La nuova ala non è un’opzione: servono più posti letto e più ricoveri al Pronto soccorso. Ma ingrandirsi non sarà facile: «Nella valle scorrono due torrenti, uno dei quali fu già deviato»
Al Sant’Anna serve un quinto “dito”, vale a dire un nuovo padiglione da costruire a cavallo tra i Comuni di Montano Lucino e San Fermo della Battaglia.
Di recente il direttore generale dell’Asst Luca Stucchi ha spiegato che il nuovo Sant’Anna, pensato piccolo un quarto di secolo fa e aperto nel 2010, per mantenere alto il livello del presidio - stanti le norme attuali - deve aumentare di circa 2mila unità all’anno gli accessi in pronto soccorso e potenziare la sua capienza, oggi ferma a circa 530 posti letti attivi in tutti reparti. Come noto, la provincia è sotto agli standard fissati per rispondere ai bisogni della popolazione residente; su tutta la rete pubblico privata (e quindi non nel solo Sant’Anna) mancano circa 240 letti rispetto alla media regionale. E non è quindi un caso che la Regione, all’interno delle linee programmatiche, abbia inserito cento milioni di euro per costruire il quinto “dito” dell’ospedale.
Visto dall’alto, il Sant’Anna dietro al grande edificio disposto in orizzontale dispone oggi di quattro blocchi, ai quali si tratterebbe di aggiungerne uno nuovo, in una valle che però è stretta, interessata da torrenti e rogge, su terreni che interessano due Comuni confinanti con il capoluogo.
«In origine il quinto dito non era stato neppure immaginato – spiega Vincenzo Bella, ex assessore in città e già direttore dei servizi tecnici dell’ex azienda ospedaliera – Poi è vero che le esigenze della sanità sono molto cambiate, facendosi più pressanti. All’epoca l’area da utilizzare non era infinita, la valle è interessata da due torrenti, era stato anche necessario deviarne uno dei due, il Valgrande, e realizzare un sistema di vasche. Dalla firma del primo accordo ci sono voluti sei, sette anni di progetti e cantieri. Non è semplice, ma stanziati i finanziamenti si tratta di trovare le corrette tecniche, oggi abbiamo grandi capacità ingegneristiche».
É presto per parlare di progetti, i fondi regionali devono essere ancora confermati e messi a bilancio, l’investimento guarda al 2030. «Sono iter lunghi però da affrontare per tempo – aggiunge Flavio Marzorati, già responsabile dell’ufficio tecnico dell’Asst Lariana –. Fare, si può fare tutto, quanto al dove credo che a memoria una delle poche aree da sfruttare sia quella dove oggi c’è la centrale del gas, una struttura in territorio di San Fermo che si può spostare. Oppure nei terreni di Montano Lucino vicini ai parcheggi sterrati».
Con i due Comuni occorre comunque dialogare, alla partita dell’ospedale sono interessati anche Regione, cui fa capo la sanità, la Provincia e il Comune di Como. Asst Lariana ha chiesto proprio alla Regione di discutere l’argomento, con tutti gli enti del caso, valutando anche il destino dell’ex Sant’Anna di via Napoleona, in parte abbandonato.
«L’ipotesi di creare un nuovo padiglione tra Montano e San Fermo, magari con nuove aree dedicate alla sosta delle auto – commenta Enzo Tiso, presidente del circolo Legambiente Como – ha già sollevato le nostre perplessità, perché il Sant’Anna è stato costruito in una stretta valle verde con due corsi d’acqua e diversi problemi di natura idrica».
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