Schettini e i “TeachToker”: «Conta fare didattica»
Il professore di fisica comasco star dei social e i docenti del futuro: «Credo sia il momento di modernizzarsi, ma senza scadere nell’intrattenimento»
Como
Non è un attore e nemmeno un cantante. Eppure ogni volta che entra in un’aula viene accolto come una pop star da adulti e ragazzi. Vincenzo Schettini, professore di fisica star dei social, ha trovato il modo di insegnare una materia ostica a molti studenti in maniera divertente e dinamica, riuscendo a raggiungere un pubblico vastissimo. Nato a Como – dove ha vissuto fino all’età di 4 anni - e con origini pugliesi, qualche anno fa Schettini ha iniziato a trasmettere le proprie lezioni online su Youtube, TikTok, Instagram e Facebook con il canale “La fisica che ci piace”, contando milioni di visualizzazioni.
Ma qualche settimana fa il suo metodo di insegnamento è finito al centro delle polemiche, a seguito di un’intervista in cui il professore diceva di “costringere” gli studenti a connettersi durante le lezioni, presumibilmente per rendere i suoi video più virali. A sollevare la questione era stata la giornalista Grazia Sambruna con un articolo su “Mow”, a cui poi si sono susseguiti nuovi dibattiti. Alla luce di questa situazione, abbiamo contattato il prof Schettini per capire cosa è successo e affrontare il tema dei nuovi metodi di insegnamento:
«Purtroppo è stata mal interpretata una mia parola durante un podcast. Quando partecipo a queste trasmissioni ho un modo di esprimermi sempre colorito, scherzoso, come nei video. La parola “costringere” è stata intesa dalla mia community in maniera ironica e sbarazzina. Ma mi rendo conto che, parlando a un pubblico ampio, qualcuno possa non averlo capito e di questo mi scuso. Di lì però si è aperto un dibattito importante sul senso della scuola. Si vede modernizzare oppure no?».
Lezioni più “smart”
E proprio sull’esigenza di rendere più “smart” le lezioni e coinvolgere gli studenti, il punto di vista di Schettini è chiaro: «Penso sia arrivato il momento di sedersi al tavolo e ragionare su questo tema. Io da dieci anni sperimento, faccio cose. Ho preceduto il periodo del Covid, perché i miei primi video sono del 2017: avevo pochissimi iscritti e l’obiettivo era quello di invogliare i ragazzi a fare i compiti in maniera moderna. Tre anni dopo lo abbiamo visto fare a moltissimi colleghi con la pandemia. Alcuni oggi fanno vedere i miei video assegnandoli a casa come integrazione, come si faceva una volta con le dispense. Insomma, stanno cambiando un po’ di cose ed è giusto ragionarci sopra».
Video online
Ma il modello del TeachToker, vale a dire insegnanti che, oltre a lavorare in scuole pubbliche sono anche micro-celebrity che svolgono di fatto una seconda attività professionale attraverso i social media, valorizza la funzione pubblica dei docenti? «A patto che si faccia didattica e non intrattenimento può funzionare. Io non ho mai fatto il buffone per far ridere. Ho sempre proposto esperimenti, con entusiasmo certo, ma per far appassionare i ragazzi a una materia complicata. Per fargli capire che la scuola è un ambiente bello».
A Schettini hanno criticato una visione imprenditoriale e individuale del docente, che potrebbe portare alla rottura del concetto di “categoria”: «Le due cose possono convivere. Io sto dipingendo una strada già praticata da anni da alcuni teachers all’estero. Non devono obbligatoriamente farlo tutti. Mi ha ferito leggere il fatto delle assenze: parlano le carte e io a scuola sono sempre stato presente con abnegazione e metodo. Semplicemente ho pensato: siccome ho altri modi di coniugare l’insegnamento, opto per un’opzione part time che mi consenta di fare altro. Poi ci sono le questioni categoria, come la lotta agli stipendi più alti, che sono sacrosante ma non c’entrano con questo tema. Anche architetti e avvocati fanno 18 ore a scuola e hanno una partita iva. Stiamo toccando un argomento che non è nato con me, ma esiste da tempo».
Intelligenza artificiale
Infine, sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale il prof ha dichiarato: «Ne sono un grande osservatore. Di certo continuerà ad entrate in maniera massiccia nella scuola. Lo switch sarà importante e la nostra missione sarà far capire ai ragazzi che può essere vista come un metodo per sfidarsi, per farsi ad esempio far fare delle domande a casa prima delle interrogazioni».
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