Scontro a distanza fra Molteni e don Giusto per uno sgombero in Toscana
Il caso Il sottosegretario canturino contro il parroco pro migranti. Il prete di Rebbio lo raggiunge per esprimere solidarietà
Lettura 2 min.La chiusura del centro di accoglienza nella casa parrocchiale di Vicofaro, alla periferia di Pistoia, messo in piedi e portato avanti dal parroco don Massimo Biancalani per una decina d’anni, fa scontrare, a Como, don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio, e il sottosegretario all’Interno, il canturino Nicola Molteni. Quest’ultimo ha seguito in prima persona la vicenda toscana fino ad arrivare all’intervento dei giorni scorsi e ai sigilli mentre don Giusto nelle ultime ore è andato proprio da don Biancalani a portargli solidarietà.
«Accoglienza soffocata»
Ieri la visita a don Biancalani con Como Accoglie e Pastorale Migrantes
Ieri in una nota Marta Pezzati (Como Accoglie), don Giusto (Pastorale Migrantes e parrocchia di Rebbio) e Mauro Oricchio (parrocchia di Rebbio) hanno raccontato il loro “Viaggio a Vicofaro – Un abbraccio a don Massimo Biancalani”. «Ci accoglie don Biancalani, con un sorriso stanco e sincero – scrivono -. Dopo i saluti, ci accompagna a vedere i segni evidenti del recente intervento delle forze dell’ordine. All’interno della chiesa, quasi a ridosso dell’altare, le due porte che conducono alla vecchia cappella e da lì ai locali della casa parrocchiale sono sbarrate da solidi pannelli di legno inchiodati. All’esterno la vecchia porta settecentesca è chiusa con due grossi lucchetti: un’immagine che colpisce al cuore, simbolo di un’accoglienza soffocata, interrotta con forza. Anche le porte d’accesso alla casa parrocchiale sono sprangate». Parlano di «amarezza e delusione» del parroco. «Ci racconta dei ragazzi che ha accolto negli anni – giovani senza altra possibilità, esclusi da tutto – e di come, insieme a un piccolo gruppo di volontari, abbia cercato di dare loro una possibilità concreta».
E aggiungono: «Il silenzio delle istituzioni, l’assenza di un dialogo autentico tra chi decide e chi vive le conseguenze delle decisioni, amplifica la fatica. Quando non si ascolta, quando non si prova a capire, si creano fratture che non sono solo burocratiche, ma profondamente umane». Concludono con «l’invito a venire a Como e due doni biblici: l’olio della consolazione e il vino della speranza».
Le critiche: «Locali non a norma»
Quella chiusura criticata dalla rete dell’accoglienza e da don Giusto viene invece difesa a spada tratta dal sottosegretario leghista Molteni: «Seguo la vicenda di Vicofaro ormai da anni e credo che si sia fatta una grande operazione di legalità e di sicurezza con la collaborazione del sindaco, la Diocesi locale, la Caritas, la questura. Quei locali non erano a norma e non c’erano i requisiti di vivibilità come certificato da Asf e Vigili del fuoco. Vicofaro non è un modello di accoglienza, ma la sua negazione. È stata un’operazione necessaria e doverosa e sono orgoglioso di averla seguita con il ministro Piantedosi facendo più incontri e coordinando e gestendo la situazione. Alcuni migranti sono stati ricollocati, altri allontanati». E sulla visita di don Giusto a don Biancalani è perentorio: «L’unica solidarietà va portata ai cittadini che erano esasperati. Quel sistema di accoglienza ha creato disordine, caos, conflittualità e criminalità. La vicinanza non va portata a don Biancalani, ma ai residenti che da dieci anni non potevano vivere nel loro quartiere. Quello non è un modello positivo, ma la negazione di accoglienza e integrazione e tutti quelli che si avvicinano a quel meccanismo sono fallimentari».
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