(Foto di archivio)
Il caso Raccolta fondi per impugnare la chiusura al Consiglio di Stato. Il presidente del Consiglio di istituto: «I lavori alla Foscolo? Neanche partiti. Non ci sono né le aule né la mensa»
Lettura 2 min.La battaglia dei genitori per salvare la scuola primaria “Corridoni” di via Sinigaglia, che conta oggi 200 alunni su 11 classi, arriverà fino a Roma, al Consiglio di Stato. Verrà infatti impugnata la sentenza del Tar che ha dato ragione al Comune che, con il sindaco Alessandro Rapinese, vuole chiudere la scuola e demolirla per far realizzare un autosilo a due passi dallo stadio (slegato comunque dal progetto di riqualificazione che prevede invece un multipiano da 400 posti al “Pulesin”). I genitori ricorrenti chiederanno ai giudici amministrativi di secondo grado di riesaminare la vicenda e di sospendere l’efficacia della delibera del consiglio comunale che dispone la chiusura che dovrebbe scattare da settembre.
Il tempo però gioca, almeno per il prossimo anno scolastico, a favore della scuola in quanto la campanella suonerà il 14 settembre e anche le sedi alternative indicate dal Comune (su tutte la Foscolo) non hanno avuto adeguamenti in grado di aumentare la capienza e Palazzo Cernezzi non ha finora fornito indicazioni. Proprio sui lavori non fatti si giocherà probabilmente la battaglia legale in quanto il Tar nella sentenza aveva giudicato inammissibile la contestazione dei ricorrenti sull’inidoneità della Foscolo ad accogliere i ragazzi della Corridoni «tenuto anche conto di quanto allegato da parte del Comune di Como in ordine all’estensione degli spazi esistenti, anche all’aperto, nella scuola di via Borgovico 193, idonei, previa riorganizzazione interna, già in itinere ad ospitare gli alunni della scuola di via Sinigaglia 10». Lavori che, finora, hanno riguardato solo i già previsti adeguamenti alle normative anticendio (dalla scala esterna all’archivio).
I genitori hanno anche riavviato una raccolta fondi per il nuovo ricorso (www.gofundme.com/corridoni oppure attraverso bonifico bancario intestato a “Costruttivamente Associazione Genitori Como Borgovico”, Iban IT48A 05696 10900 00001 3766X22 con causale “donazione ricorso Corridoni”).
Molto duro Simone Molteni, presidente del consiglio d’istituto Como-Borgovico che contesta al sindaco e alla maggioranza il metodo seguito, la mancanza di trasparenza legata sia al confronto che alla quantificazione mai resa nota di possibili risparmi (a suo avviso inesistenti) oltre che alle valutazioni di scenari alternativi. «Pensare di spostare 200 studenti in queste condizioni – interviene – è immaginabile solo in una città terremotata o in guerra. Siamo a fine luglio, l’anno scolastico inizia il 1 settembre. Gli spazi per l’accoglienza non ci sono e non vuol dire solo aule, ma anche la mensa che deve essere approvata da Ats e i bagni. La sentenza, che contestiamo, si basa per quanto riguarda i lavori alla Foscolo, sul fatto che siano in itinere, ma nella realtà non sono neanche partiti. Va poi precisato che la chiusura e la demolizione della Corridoni non era nel programma elettorale e nessuno quindi può aver votato Rapinese per fare quello che sta facendo. Parla di risparmio di risorse pubbliche, ma non ha fornito una cifra. A nostro avviso spendere 2 milioni per realizzare quattro aule sulla terrazza della Foscolo è uno spreco, con quei soldi si potrebbe sistemare tutta la Corridoni».
Molteni attacca inoltre sul metodo: «Abbiamo ricevuto solo insulti dal sindaco mentre dalla maggioranza, a partire dal vicesindaco Nicoletta Roperto, solo silenzio. Possibile che i consiglieri e nemmeno il presidente della commissione siano voluti venire a vedere di persona la scuola? Non si era mai visto in tutta la storia di Como che 46 associazioni del territorio, che rappresentano 20mila cittadini, contestassero la mancanza di ascolto. Vuol dire che non siamo soli».
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