Scuola, il ritorno delle classi pollaio

Società Il calo demografico? Reale. Ma secondo il sindacato è reale anche la diminuzione del numero dei docenti. La soluzione, per la scuola dell’obbligo, è una soltanto: quella di riunire più sezioni aumentando gli alunni

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Dalla pandemia abbiamo perso più di 10mila bambini in età scolastica, eppure a distanza di anni stanno tornando le classi pollaio.

Il calo demografico raccontato in questi anni segna una curva ormai difficile da invertire, la popolazione residente totale a Como e provincia regge, anche grazie ai nuovi stranieri, ma nascite e minorenni continuano ad assottigliarsi in favore degli anziani e della terza età. I neonati per anno nel Comasco sono scesi del 40% rispetto a quindici anni fa. Perdiamo ogni dodici mesi circa 2mila minorenni tra gli zero e i 14 anni. Nel 2019 questa fascia della popolazione compresa tra gli asili nido e le scuole medie contava in tutta la provincia 80.271 residenti, oggi arriva a soli 69.484 comaschi, quasi 11mila meno, in percentuale il crollo è meno 14%.

Riconsiderare i servizi

Questo significa, in maniera netta, riconsiderare diversi servizi, sanitari e formativi, l’impatto è significativo nel sistema scolastico. Ad esempio, se un decennio fa le scuole avevano un problema di sovraffollamento, con 28 e anche 30 alunni per classe, nel tempo la diminuzione delle nascite ha svuotato progressivamente le aule. Sotto ai 16 alunni però non è possibile salvo deroghe formare nuove sezioni, gli accorpamenti sono una novità già all’ordine del giorno.

«Fino ad ora il personale e il numero dei docenti assegnati alle nostre scuole ha retto – spiega Gerardo Salvo, segretario della Uil Scuola Como – nonostante le assegnazioni vadano di pari passo rispetto al numero degli alunni iscritti. Con l’ufficio scolastico abbiamo lavorato bene, abbiamo trovato soluzioni concordate, deroghe. Però è vero che questo tema è molto attuale. Perché il continuo calo dei bambini imporrà presto delle scelte drastiche, sotto la soglia minima di alunni il rischio è vedere formate nuove grandi classi, molto popolose, dati agli istituti meno docenti».

Il fenomeno è già iniziato sul lago, dove però esistono delle deroghe per formare mini classi da una decina di alunni, oppure pluriclassi, con bambini di età differenti. Una soluzione però non semplice, complicata anche dal punto di vista pedagogico. In città come noto la scelta dell’amministrazione comunale, contestata, è razionalizzare diversi plessi e chiudere più scuole.

Gli organici

Altrove i piccoli paesi, per esempio nella bassa, domandano un rafforzamento degli organici. «La nomina di un numero più significativo di docenti può salvare molte scuole – spiega il sindaco di Bregnano Elena Daddi, docente di professione – per questo ho chiesto e ottenuto un confronto in maniera preventiva con il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Imerio Chiappa. Questa tendenza è confermata, senza numeri non si possono sdoppiare le classi, è successo anche in paese. Si aggiunga che a volte c’è la presenza di disabilità che necessitano di sostegno aggiuntivo. Non possiamo continuare ad aspettare settembre dopo settembre che le nomine all’ultimo riescano a coprire tutte le necessità». Aumenta di contro la concorrenza tra le varie scuole, da Comune a Comune, gli istituti si litigano gli iscritti, non per forza le famiglie scelgono i plessi vicini a casa.

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