Scuola, nei prossimi tre anni rischiamo di perdere 300 classi
Riduzione delle cattedre. Dai nidi alle superiori la denatalità riduce la popolazione scolastica, un calo da più di 6mila alunni. Adria Bartolich: «Possiamo rafforzare progetti innovativi e di qualità, oppure i posti di sostegno»
Nei prossimi tre anni dalle scuole dell’infanzia alle superiori, perderemo più di 6mila alunni, un bacino teorico di oltre 300 classi.
Lungo tutta la penisola si attende una nuova riduzione delle cattedre, un taglio contestato di migliaia di insegnanti.
La principale argomentazione è il calo demografico che anche da noi sta per dettare cambiamenti molto significativi. Intanto, nel 2019, si legge nei documenti dell’ente Provincia, gli alunni nelle scuole comasche erano 66.459, di cui 19.004 alle superiori. Oggi siamo scesi a 59.792, un 10% in meno, il dato è aggiornato allo scorso giugno, di questi 18.772 tra licei, professionali e tecnici. Gli studenti più grandi fino ad ora hanno retto, paradossalmente sono aumentate le classi, ridotto il numero di alunni per sezione non è diminuito il numero dei docenti. Tra l’infanzia e le medie però abbiamo perso circa 6.500 alunni, oltre un migliaio l’anno.
Peggio accadrà nel prossimo triennio quando gli studenti tra i 16 e i 18 anni usciranno dalla maturità, 17.800 ragazzi e ragazze e entreranno nel sistema scolastico i piccoli tra uno e tre anni, 11.500 bambini. Sono altri 6mila e rotti di alunni in meno. Il calcolo non è una proiezione, è un bilancio demografico già fotografabile. La scuola poi ha molte variabili, deroghe, nelle aree periferiche, occorre contare per esempio il numero di disabilità per formare le sezioni, non è insomma pura matematica. E però se in media una classe ha 18 alunni il conto è presto fatto, perderemo più di 300 sezioni.
«No, io spero ne perderemo molte meno - dice per la Uil Scuola Como Gerardo Salvi - con l’ufficio scolastico siamo fino ad ora riusciti ad assegnare organici e classi con buon senso, riducendo il numero di alunni per sezione, dimenticate le classi pollaio. In città, accantonato il progetto di accorpamento degli istituti comprensivi da otto a cinque, le cose non cambieranno in maniera drastica. Certo da ora in poi si pone con forza il tema di riorganizzare i servizi, sotto ad una certa quota non possiamo scendere». Per classe non si può avere meno di 15 alunni, ma già in provincia ci sono esempi con meno bambini, anche riuniti con età differenti nella stessa sezione. Questo tra le elementari e l’infanzia, dove il calo si farà maggiormente sentire. Ma anche alle superiori la diminuzione inizierà a diventare corposa, in un lustro la popolazione scolastica totale passerà a circa 15mila iscritti, dunque altri 3mila in meno. «L’obiettivo della scuola è formare gli studenti, non conservare cattedre – commenta Adria Bartolich, storica sindacalista della Cisl Scuola – e però si possono rafforzare i progetti innovativi e di qualità, oppure i posti di sostegno, oggi ci sono centinaia di insegnanti mancanti, spesso le scuole nominano per le disabilità docenti non specializzati. Ci sono poi ancora tanti precari da stabilizzare. Certo verranno a mancare le nuove assunzioni, questo mestiere andrà indirizzato verso altre mansioni oggi ricercate. Bisognerà anche pensare alle scuole rimaste vuote, ai plessi poco utilizzati che i cittadini pure non vogliono chiudere».
© RIPRODUZIONE RISERVATA