Le scuole di Como hanno bocciato il nuovo piano del Comune: «Serve un tavolo tecnico per scelte condivise»

La lettera Sei Consigli d’istituto scrivono a sindaco e provveditore chiedendo indicazioni più chiare sugli investimenti previsti: «Vogliamo un confronto sulla riorganizzazione»

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Como

Non sono contrari alla riorganizzazione delle scuole, ma bocciano la proposta del Comune di Como per il prossimo anno scolastico contestando l’assenza totale di confronto preventivo e di certezze su lavori, costi, tempi, alternative. Sei presidenti del consiglio di istituto di altrettanti istituti comprensivi hanno infatti inviato una lettera al sindaco Alessandro Rapinese, alla sua vice Nicoletta Roperto, al provveditore Imerio Chiappa , al presidente della Provincia Fiorenzo Bongiasca, al direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Luciana Volta e ai dirigenti scolastici coinvolti.

A firmare la lettera sei presidenti (Simone Molteni per Como Borgovico, Roberta Radaelli per Como Centro Città, Giacomo Sala per Como Lago, Andrea Ballerini per Lora Lipomo, Mirko Grisoni per Como Nord e il vicepresidente di Como Rebbio Vito Massimo Scalabbrino) su otto (mancano Albate e Prestino Breccia).

Coinvolti 4.300 alunni su 5.200 totali

I firmatari rappresentano circa 4.300 alunni sui 5.200 complessivi. Si tratta di osservazioni inviate al piano trasmesso dal Comune alla Provincia lo scorso 31 agosto nel quale, tra l’altro, è inclusa la totale chiusura della Corridoni (scuole alternative Sauro, Venini e Finzi) che significa stop alle iscrizioni in via Sinigaglia. Piano che dovrà passare in consiglio comunale prima e provinciale poi.

Tornando alla lettera: «Non esprimiamo una contrarietà di principio a ogni ipotesi di riorganizzazione. Siamo consapevoli dell’andamento demografico, della necessità di impiegare responsabilmente le risorse pubbliche e dell’opportunità di adeguare nel tempo la rete scolastica». Ma evidenziano come «quello in esame è il terzo progetto di razionalizzazione in tre anni: i precedenti, non condivisi con gli istituti, hanno già generato un numero rilevante di contenziosi tuttora in parte pendenti e presentano, rispetto all’attuale proposta, elementi di discontinuità e contraddizione» e parlano di «confusione e incertezza». Contestano «la concentrazione, in un unico passaggio, della riduzione degli istituti comprensivi da otto a cinque, della redistribuzione di numerosi plessi e delle ulteriori operazioni di chiusura o trasferimento».

Richiesta di precisione sugli investimenti previsti

E ancora dicono che la relazione «analizza prevalentemente gli aspetti demografici, numerici, logistici e amministrativi, ma non emerge un’adeguata valutazione della complessità delle esigenze organizzative e didattiche delle scuole. Al centro devono rimanere i bambini e i ragazzi».

Nel motivare il no, precisano che «il piano non indica in modo puntuale gli investimenti previsti, in quali edifici e con quali tempi».

Per questo motivo viene chiesta l’attivazione di un tavolo tecnico formato da «Comune, Provincia, Ust, Usr, dirigenti scolastici e rappresentanti degli organi collegiali degli istituti con l’obiettivo di elaborare un progetto complessivo e pluriennale». Da ultimo evidenziano che «in un processo di riorganizzazione di tale portata, il coinvolgimento dei consigli d’istituto sarebbe dovuto avvenire nel percorso di analisi e costruzione».

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