Il ragazzo arrestato per terrorismo:«Se avessi due anni in più starei nell’Isis»

L’indagine. Nei dispositivi un vasto archivio di propaganda jihadista e suprematista. Tra i file sequestrati un video in lingua russa che spiega come fabbricare ordigni artigianali

Lettura 2 min.

«Se solo avessi due anni in più, farei parte di loro», ovvero dell’Isis. Così, su una chat della applicazione Discord, parlava il ragazzo di 16 anni di Como arrestato dalla polizia per sospetti di un «avanzato stadio di radicalizzazione», vicino al mondo terroristico internazionale. Il ragazzo è indagato per “partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale” nonché “propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa”.

In quella chat in questione, una delle molte che sono state analizzate dagli agenti della Digos di Como e di Milano, non è noto il nome del suo interlocutore, che tuttavia approcciava con il saluto nazista «Heil Hitler». Sono sconvolgenti gli elementi che emergono dagli atti che hanno finito con il portare in carcere il giovanissimo comasco, nato in Italia, residente in centro, figlio di genitori stranieri (tuttavia non si origine islamica) che nulla sapevano di quanto avveniva e che nemmeno avevano un forte orientamento religioso.

Da quanto pare emergere, nella mole di documentazione finita nelle mani della polizia, il ragazzo avrebbe iniziato ad avvicinarsi al mondo estremista addirittura due anni fa, quando aveva appena 14 anni. Un fiume di file (ancora non quantificati), di documenti, di video di matrice terroristica islamica ma anche suprematista bianca, con riferimenti espliciti al nazionalsocialismo e alla “white jihad”. Quest’ultima, in estrema sintesi, è definibile come un avvicinamento (non religioso, ma diciamo di “metodo”) tra le azioni dei fondamentalisti islamici e quelle suprematiste bianche. Non è un caso, infatti, che nel corso delle perquisizioni della Digos nella casa di Como del ragazzo, in cui vennero acquisiti i dispositivi elettronici utilizzati dal giovane (siamo alla fine di giugno) è stato anche recuperato un video dell’attentato di Brendon Tarrant, terrorista australiano che aveva portato a termine assalti in Nuova Zelanda contro due moschee nel mese di marzo del 2019, uccidendo decine di persone.

Secondo gli inquirenti, tuttavia, il sedicenne comasco stava compiendo un ulteriore step di crescita e di pericolosità, non solo conservando e divulgando il materiale in modo consapevole, all’interno di chat con altri uomini vicini al terrorismo di matrice islamica, ma anche iniziando a produrre lui i contenuti. Per farsi trovare “pronto”, insomma, una volta raggiunta la maggiore età, senza più quel rammarico espresso in chat al suo interlocutore di non avere ancora 18 anni: «Se avessi due anni in più farei parte di loro...».

Negli elementi ora il mano agli inquirenti e che hanno convinto il giudice per l’arresto, figurano anche scene di esecuzioni di condanne a morte, atti di violenza, slogan di supremazia bianca, con elementi identificativi del nazionalsocialismo in un mondo un po’ confuso, spesso riconducibile come detto più che a questioni religiose, a quella “white jihad” che avvicina il mondo del suprematismo a quello dei metodi jihadisti.

Altro elemento di preoccupazione emerso tra quanto sequestrato al sedicenne comasco, è il video – proveniente pare direttamente dallo stato islamico – che spiegava in russo come fabbricare, con oggetti facilmente reperibili, un ordigno esplosivo.

L’indagine è stata coordinata dalla Procura per i Minori di Milano, condotta dalla Sezione Antiterrorismo della Digos di Milano e di Como. La segnalazione era partita dall’Aisi, l’agenzia di informazioni e sicurezza interna che è l’agenzia di intelligence italiana.

© RIPRODUZIONE RISERVATA