Senzatetto sotto il cavalcavia: l’autunno alle porte e il nodo dei dormitori

L’emergenza. Tra piazzale Santa Teresa e via Nino Bixio cresce un nuovo giaciglio improvvisato. Con il freddo in arrivo si riapre l’annoso dibattito sui limiti dell’accoglienza

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Como

Oltre la rotonda di piazzale Santa Teresa, proseguendo verso via Nino Bixio e a ridosso del nuovo parcheggio per le moto, si scorge una scena ormai fin troppo familiare nei centri urbani: sotto l’arcata del cavalcavia ferroviario più distante dallo stallo dei ciclomotori, si è formato un vero e proprio accampamento improvvisato.

A testimoniare la presenza quotidiana di più persone ci sono bagagli, zaini accumulati, scarpe, ciabatte, coperte, fazzoletti e pacchetti di sigarette abbandonati, oltre a una bicicletta lasciata nelle vicinanze. Un micro-mondo nato all’ombra del cemento, che torna a far riflettere su una realtà complessa e fragile mentre la bella stagione volge al termine.

Con l’inizio dell’autunno il meteo sta lentamente cambiando. Le temperature gradualmente scenderanno fino a toccare i picchi rigidi dell’inverno, rendendo la notte all’aperto un rischio concreto per la salute e la sopravvivenza di chi non ha un tetto sopra la testa.

Questa situazione riaccende puntualmente i riflettori sull’emergenza freddo e sulla disponibilità dei dormitori cittadini. Il Comune, in collaborazione con la Caritas, garantisce ad esempio il servizio presso la struttura di via Napoleone per dodici mesi. Tuttavia, i posti restano limitati e le liste d’attesa si allungano rapidamente con l’arrivo dei primi freddi.

A tamponare l’emergenza c’è una fitta rete di volontari e associazioni del terzo settore. Ogni giorno queste realtà si mobilitano sul campo portando colazioni calde, abiti puliti e coperte per offrire un sollievo immediato a chi vive al margine. Ciononostante, gli stessi volontari lamentano spesso la carenza strutturale di fondi e sussidi adeguati per poter gestire l’imponente mole di richieste.

Il problema, tuttavia, non è unicamente numerico o logistico. Come rilevato in diverse occasioni dagli operatori sociali, la situazione è estremamente articolata: non di rado sono gli stessi senzatetto a rifiutare l’ingresso nelle strutture di accoglienza, preferendo la strada per mantenere una rigidissima indipendenza o per impossibilità di adattarsi alle regole della vita comunitaria. Una realtà intricata e senza risposte semplici, che con il crollo delle temperature torna a richiedere sforzi congiunti, risorse adeguate e una costante attenzione alle fragilità umane della nostra città.

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