Senzatetto sparsi in città. «Ci vuole un dormitorio aperto tutto l’anno»

L’emergenza Dopo gli sgomberi il Crocifisso è vuoto . Nuove presenze tra via Giulini, San Rocco e Setificio. Le docce pubbliche di via Sirtori sono ancora fuori uso

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Senzatetto, mancano coperte, docce e spazi per l’accoglienza.

Negli ultimi giorni in alcuni punti della città noti per la continua frequentazione di senza fissa dimora sono spariti cartoni e sacchi. Per esempio i portici del Crocifisso, raccontano fedeli e residenti, sono liberi e puliti come non mai. Anche aree attenzionate con l’Ippocastano sono silenziose, mentre di contro i volontari che aiutano questa gente ai margini segnalano passaggi più frequenti attorno a piazza San Rocco, dove mancano plaid da distribuire a migranti e senzatetto. La rete di Como Accoglie riferisce di multe date ai senza fissa dimora in seguito agli sgomberi e ai controlli, come di coperte tolte alle persone allontanate.

Presenze che non spariscono e che vanno poi a nascondersi in altri angoli della città. La palestra di via Giulini è un altro luogo di ritrovo, passando si notano sacchi a pelo, vestiti, presenze stanziali. Finite le lezioni altri segnalano che nei pressi del Setificio ci sono altri senzatetto, lato museo della Seta. Da diversi giorni non bastasse le docce pubbliche in via Sirtori sono fuori uso, chiuse dopo un episodio di tensione finito con un vetro rotto. Insomma, la fotografia a proposito di senzatetto finita l’emergenza freddo torna ad essere d’attualità.

Diritti minimi

«Ci vorrebbe un dormitorio aperto tutto l’anno – dice Luigino Nessi , storico volontario impegnato nell’accoglienza delle persone in difficoltà per strada – letti e docce sono il minimo diritto che la città deve garantire a tutti». Sono tra i 400 e i 250 i senza fissa dimora censiti a Como, i flussi variano in base al periodo, i più trovano ospitalità nelle strutture caritatevoli, una quota non così marginale però vive sotto al cielo. Circa un centinaio sono state le persone accolte in via Borgovico dal piano freddo, chiuso da maggio, cui si sommano una trentina di senzatetto ospiti delle parrocchie con il progetto Betlemme. Resta il dormitorio comunale gestito dalla Caritas in via Napoleona, 69 posti.

«Negli ultimi giorni sono arrivate in parrocchia quattro persone prima presenti al Crocifisso – spiega don Giusto Della Valle da Rebbio – ma i casi più complicati non possono essere gestiti in oratorio. Sì, servono strutture dedicate, un tetto è un diritto minimo per una società civile». Un tema che da anni torna a Como senza esito. «E’ aumentato il movimento in San Rocco la mattina perché hanno sgomberato il Crocifisso – riferisce una volontaria di Como Accoglie, Rossana Vittani – a noi raccontano di multe e coperte tolte. Così però il problema si sposta altrove. Alla stazione, all’Esselunga, sono tanti gli angoli nascosti. Il disagio c’è e servirebbe una struttura di bassa soglia, aperta a tutti tutto l’anno, non per forza immensa e condivisa con le associazioni del terzo settore disponibili a impegnarsi». Como Accoglie negli ultimi anni ha rilevato tre abitazioni, aperto un mutuo per un appartamento in via Bellinzona, ristrutturato un ex alloggio pubblico in via Turati e ricevuto in comodato un altro alloggio a Lora. Così offre un letto a una dozzina di neo maggiorenni stranieri, minori non accompagnati ormai diventati maturi. Esperimenti simili e su più larga scala sono stati lanciati dalla parrocchia di Rebbio.

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