Sfitta una casa su cinque in città: strutture vecchie e sfiducia negli inquilini
Cantù Oltre 4mila abitazioni su 21mila non sono abitate: fanno paura insoluti e affittuari che non se ne vanno. Bargolini: «Nella vecchia realtà artigiana i capannoni sono vicini agli alloggi: soluzione che non piace»
Cantù.
In città, una casa su cinque è vuota, sfitta: a Cantù, a fronte di 20mila e 742 abitazioni totali, ben 4.007 risultano non occupate, pari al 19,3% del totale. A fornire il numero, sulla base di un’elaborazione condotta da OpenPolis su dati Istat, sono gli ambientalisti del Fridays For Future Cantù. Un numero che rivela - mentre in città è in corso il dibattito sulla variante al Piano di Governo del Territorio - l’esistenza di una quota rilevante di patrimonio immobiliare inutilizzato.
I motivi, nelle valutazioni della Federazione Italiana Mediatori Agenti d’Affari - la principale associazione di categoria degli agenti immobiliari della provincia - sono diversi. Tra questi la crisi economica. Da parte dei proprietari c’è anche, come registrato dal Comune, una certa difficoltà a fidarsi dei futuri inquilini, che visto il periodo potrebbero non riuscire a pagare l’affitto. Non aiutano nemmeno i tempi di procedura per gli sfratti.
I dati storici
Stando ai dati storici sull’evoluzione dell’uso del suolo forniti dal sistema Dusaf di Regione Lombardia - anche questi presentati dal Fridays nel corso di un incontro pubblico alla stazione di Brenna-Alzate, alla presenza di diverse associazioni - la città ha vissuto una trasformazione radicale negli ultimi settant’anni. Nel 1954 le aree urbanizzate coprivano l’11% del territorio e l’agricoltura ne occupava il 59%.
Nel 2025 lo scenario si è capovolto: la superficie artificiale ha raggiunto il 47%, mentre quella agricola è crollata al 23%. E anche con i flussi demografici odierni, ben lontani dal boom economico registrato tra gli Anni ’50 e ’80, il mancato passaggio del patrimonio immobiliare da una generazione all’altra - in termini di utilizzo - sembra farsi notare di più. «Cantù ha avuto un cambiamento nel corso dei decenni. Oggi, come altre realtà, è meno artigianale di un tempo. Proprio a Cantù una caratteristica è quella di avere dei capannoni, magari dismessi, con l’appartamento a fianco, o di sopra, una situazione poco appetibile agli occhi di terzi - spiega Mirko Bargolini, presidente Fimaa Como - Poi c’è anche un altro discorso di immobili datati e non adeguati: case per cui i proprietari non vogliono mettere mano alla ristrutturazione, e che difficilmente possono essere affittate. Ci sono però anche esempi diversi, di capannoni diventati palazzine moderne».
Vecchio e nuovo
Insomma: «Il frazionamento tra vecchio e nuovo non aiuta - prosegue - a questo si aggiunge che negli ultimi anni, di più a Como, ma anche a Cantù e ad Erba, la domanda di chi cerca una casa in affitto è alta, e l’offerta viceversa è bassa, perché appartamenti che prima erano pensati per l’affitto adesso sono diventati case vacanza, e non solo a Como. E quindi, i canoni mensili sono aumentati».
La differenza è tra chi è proprietario di un immobile realizzato negli anni del boom, magari vecchio. E chi ha un appartamento che potrebbe considerarsi, in un certo senso, seminuovo. «Chi è proprietario di un immobile degli Anni Novanta o Duemila, tende ad affittarlo - dice il presidente Bargolini - Per gli anni precedenti, soprattutto se non ci sono stati adeguamenti, se gli infissi e la caldaia sono vecchi, se la classe energetica è poco appetibile: no». Resta vuoto.
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