Storico calzolaio chiude l’attività: «Farò il nonno»

Luisago Giuseppe Bragagnolo, 77 anni, si appresta a abbassare per sempre la saracinesca. In famiglia i figli, 2, e i nipoti, 5, non hanno intenzione di seguire le sue orme e al momento nessuno si è proposto per rilevare l’attività

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Una delle botteghe più antiche di Luisago si appresta a abbassare per sempre la saracinesca. È il negozio di Giuseppe Bragagnolo, 77 anni, di Cadorago: dal 1981 ul bagatt dei luisaghesi ossia il calzolaio dei luisaghesi. Modi gentili, sempre accogliente e sorridente Giuseppe in 45 anni di attività ha riparato le scarpe di quasi tutti gli abitanti del paese. A lui si sono affidate generazioni di famiglie e ancora oggi chi apre la porta della bottega di via Risorgimento a Portichetto, sa che potrà fermarsi qualche minuto a scambiare quattro chiacchiere amichevoli o chiedere consigli preziosi.

«Quando hanno letto sulla porta del negozio che il 30 settembre cesserò l’attività, in tanti si sono detti dispiaciuti – dice con un filo di commozione Giuseppe – Ringrazio di cuore i clienti per l’affetto che mi stanno dimostrando in questi giorni».

Ma purtroppo non può fare altrimenti. In famiglia i figli, 2, e i nipoti, 5, non hanno intenzione di seguire le sue orme e al momento nessuno si è proposto per rilevare l’attività.

«Sarebbe bello trasmettere a qualcun altro l’esperienza di 45 anni di lavoro – dichiara Giuseppe – Addirittura prima che lo comprassi io, il negozio esisteva già dal 1960». Perché prima di lavorare a Luisago Giuseppe aveva fatto esperienza in due calzaturifici. Quando aveva 15 anni lavorava come tagliatore in uno stabilimento di Tradate, a seguire era stato assunto sempre in un calzaturificio ma a Parabiago e dal maggio del 1981 è il calzolaio dei luisaghesi. «Ho anche clienti che arrivano da Meda, Bulgarograsso, Fino Mornasco, Cassina Rizzardi – ci confessa – Gli affezionati sono un centinaio».

Giuseppe nella bottega di via Risorgimento ha vissuto in prima persone le evoluzioni del mondo della calzatura. «All’inizio nel 1981 le scarpe che riparavo erano tutte solo in cuoio – ricorda – Negli anni novanta sono arrivate le prima scarpe da ginnastica in gomma e da trekking. Da allora le cose sono cambiate».

Lui si è adeguato ai cambiamenti e ha anche svolto dei lavori molto particolari. «Il più strano è stato riparare un’enorme borsa per il trasporto degli attrezzi da pesca».

Il 30 settembre Giuseppe abbasserà per l’ultima volta la saracinesca di via Risorgimento, ma non andrà in pensione. «Farò il nonno – dice con un sorriso – Mi dedicherò ai miei cinque nipotini». Ma prima dell’addio definitivo ci svela il segreto per essere un buon calzolaio. «Bisogna semplicemente pensare al lavoro – dice senza troppi giri di parole – Bisogna “entrare” nella riparazione e concentrarsi al massimo».

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