Stretta sui live dopo Crans Montana: in piazza Volta saltati alcuni concerti. Le proteste: «Qui solo deserto e silenzio»

Como Musicisti e gestori lamentano la riduzione del numero di permessi per gli spettacoli dal vivo in città in nome di maggiori controlli sulla sicurezza e la prevenzione anti incendi dopo la tragedia del rogo di Capodanno

Como

Musica dal vivo, stretta sui locali, in città è già saltato qualche concerto in piazza Volta. Suonatori e gestori: «Ormai qui solo deserto e silenzio».

«Al fine di tutelare la pubblica incolumità» la Prefettura ha già richiamato in settimana forze dell’ordine e Comuni per «rinnovare l’impulso sui controlli». Prevenzione, norme anticendio in discoteche e sale da ballo, sotto la lente anche locali come bar e ristoranti con musica e serate danzanti. A stretto giro ieri Palazzo Cernezzi ha precisato che eventi pur «saltuari, ma ricorrenti, con la presenza prolungata di clienti», comportano il rispetto delle disposizioni decise dal Ministero dell’Interno. È noto che, per esempio in piazza Volta, alcuni permessi siano già stati congelati.

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Le voci di chi lavora nel settore

Dopo la tragedia di Crans Montana fare musica e intrattenimento è diventato più difficile? «Per ora i permessi sono bloccati – dice il titolare del Krudo Davide De Ascentis –. Capisco una stretta sulle discoteche e i grandi eventi, meno su una chitarra in un locale a ridotta capienza. Ma questa è la direzione che abbiamo intrapreso ormai da tempo: staremo a casa a guardare il cellulare. Spiace per la socialità e questi giovani che hanno sempre meno spazi». Lo stop alla prima serata in programma, Red hot Ciolo & Peppe, era già stata comunicata la settimana scorsa alla luce dei primi avvisi spediti dal Comune.

«Purtroppo fare musica è diventato sempre più difficile – conferma Andrea Parodi, noto cantautore comasco e organizzatore di eventi –. Già la città era poverissima di locali e spazi per suonare, ora le cose non miglioreranno. Si allarga il vuoto nel vuoto. Nell’ultimo decennio sono quasi spariti i club con musica dal vivo. Anche fare eventi e concerti all’aperto è diventata una missione complicatissima, tra normative, carte, leggi sulla sicurezza». Ad associazioni di paese, magari giovanili, si domandano certificazioni controfirmate da tecnici, ingegneri, commercialisti, avvocati, bisogna fare i conti con le misure del palco e il numero di bagni chimici. A fronte di incombenze simili tanti hanno gettato la spugna «Lo vediamo da musicisti, i pochi locali che ancora hanno un calendario di concerti vivono sempre sul chi va là – dicono Mauro e Fabrizio dei 7 Grani –, sicurezza, controlli, normative, gli obblighi sono un gran peso e non sempre il gioco vale la candela. Spiace, poi certo incidenti e grandi tragedie devono insegnare. Però ai piccoli club e al volontariato per fare un evento non si possono imporre incombenze così restrittive».

Al centro della stretta i piccoli locali

«Per come ho inteso questo nuovo giro di vite adesso l’attenzione è puntata più su piccoli locali, bar e simil ristoranti – commenta Vincenzo D’Antuono, figura storica dell’Arci Como e del Gloria –, quindi non tanto su veri palchi come il nostro, oppure discoteche già attive, quanto su esercizi più modesti che propongono intrattenimenti contenuti e non troppo frequenti. Certo, controlli e norme sono sempre più stringenti. Seguo il settore sicurezza da 35 anni e di recente le cose sono molto cambiate, tanto da far sparire molti locali specializzati in musica come pure molti eventi, festival prima organizzata in maniera semplice e autonoma.

«Sappiamo che alcuni colleghi in centro hanno già ricevuto uno stop – spiega Alessio Senesi dall’Arci Joshua blues club di Albate – non però dei veri locali per i live, ma esercizi che fanno musica ogni tanto. Noi siamo specializzati e saputi dei nuovi controlli abbiamo già chiesto al nostro tecnico esperto di riguardare bene tutto così da essere pronti e, incrociando le dita, dovremmo essere a norma. Purtroppo è vero che in pochi anni i locali per fare musica sono spariti. Oggi in tutta la provincia a me ne vengono in mente quattro o cinque, non di più, arrivando fino a Erba e a Cantù. Fino a una dozzina di anni fa c’era una scena musicale anche importante qui come nel resto della Lombardia. Una ricchezza culturale e sociale, per chi non vuole abbandonarsi al divano e alla solitudine».

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