Stretta sulla Ztl, i commercianti: «Non ce la facciamo»
Fa discutere la proposta del sindaco di Como Alessandro Rapinese a proposito dell’ingresso di furgoni e soprattutto del transito con biciclette
Lettura 2 min.Como
La proposta della nuova Ztl presentata dal sindaco Alessandro Rapinese continua a far discutere. Tra la finestra oraria per le consegne ridotta al solo mattino (6 - 11), il ticket da tre euro per i permessi giornalieri e il divieto totale di circolazione per biciclette e monopattini nelle vie Vittorio Emanuele, via Luini, via Cesare Cantù e piazza San Fedele la reazione di chi nel cuore della città murata ci lavora ogni giorno non si è fatta attendere.
Per le attività di abbigliamento e vendita al dettaglio, il restringimento della finestra oraria rappresenta un rompicapo logistico. Giusi Mallimaci, responsabile di Bata in via Vittorio Emanuele, evidenzia l’impatto sui corrieri e la complessità delle consegne: «Noi apriamo alle 9.30, ma corrieri come Ups passano spesso di pomeriggio, mentre Bartolini arriva verso mezzogiorno. Se la finestra chiude alle 11, per i corrieri sarà un caos totale. Quando ci arriva la merce parliamo di molti pezzi: il camion deve fermarsi anche 40 minuti.
L’idea di Confcommercio di fare un hub esterno e portare le casse con mezzi elettrici può essere una strada, ma le aziende dovranno riorganizzarsi. Sul ticket da 3 euro a carico dei corrieri, poi, è ovvio che alla fine la spesa ricadrà sulle aziende e sui privati, facendo aumentare i prezzi finali».
Sulla stessa linea Anna Clerici e Cinzia Bianchi, del negozio A. Sommaruga Ortopedico: «Il grosso problema è che si concentra tutto in un certo periodo. In questa via quasi tutti i negozi aprono alle 10: significa avere una sola ora a disposizione per ricevere le merci. Inoltre, chi paga i 3 euro poi finisce per parcheggiare il furgone e scaricare lasciando il casino lì, creando ulteriori disagi ai residenti».
Forte perplessità anche da parte di Eleonora Cantaluppi del negozio A.gi.emme: «Dalle 6 del mattino non ha senso: la città vive di turismo, bar e negozi aprono verso le 7.30 o le 9.30, a quell’ora non c’è nessuno a ricevere la merce. In autunno arrivano i campionari e le consegne sono spalmate su tutta la giornata. Mettere un ticket da 3 euro? Finirà che i corrieri non entreranno più e scaricheranno la merce dove non ci sono parcheggi, lasciando a noi il problema».
Il pugno di ferro contro le due ruote - scaturito forse dall’incidente capitato al primo cittadino - trova posizioni sfumate, che distinguono nettamente i mezzi a pedalata assistita da quelli tradizionali. «Bici elettriche e monopattini sfrecciano a velocità assurde, sembra che si buttino in mezzo alla gente - ammettono Clerici e Bianchi -. Però togliere la bicicletta muscolare a chi vive in centro o agli anziani che la usano per fare la spesa è assurdo. In altri centri storici è obbligatorio condurla a mano o ci sono limitazioni di orario: servirebbe solo più buon senso».
Anche Cantaluppi sottolinea la necessità di distinguere i mezzi: «I monopattini e le bici dei rider che fanno le consegne di cibo corrono come motorini ed è giusto sanzionarli. Ma la bicicletta muscolare è comoda per i cittadini: non capisco perché vietarla del tutto».
Di diverso avviso Mallimaci, che punta il dito sulla sicurezza complessiva pur guardando alle carenze strutturali della città: «Senza bici la strada rimane più sicura per bambini e anziani, i ragazzi delle consegne cibo a domicilio sono scatenati. Ma Como è diventata una città turistica a ritmi velocissimi e ci sono cose più importanti da sistemare, come i parcheggi per chi lavora e le lunghe file per i battelli sul lago».
In controtendenza rispetto ai commercianti di beni al dettaglio, la posizione della ristorazione. Corrado Visini, della storica Gastronomia Visini, è di totale appoggio all’operato dell’amministrazione comunale: «La Ztl va benissimo, la città deve essere a misura d’uomo.
Noi ogni giorno, qui in via Francesco Ballarini, vediamo corrieri che passano a pochissimi centimetri dai tavolini con i clienti che mangiano, è pericolosissimo. Al cento per cento d’accordo con la nuova proposta. Per le consegne sarà scomodo ma ci adegueremo a quello che verrà deciso per il bene del centro storico».
Chiude il quadro Marco Viganò titolare del Bar La Quinta, che solleva perplessità più operative legate alla vita di quartiere: «I nostri fornitori arrivano verso le 9, quindi per i bar la fascia 6-11 può anche bastare; capisco però che per l’abbigliamento che apre più tardi sia un problema enorme. Quanto al divieto per le biciclette, il vero problema sono quelle elettriche che sfrecciano. Vietare la bici tradizionale ai residenti anziani sembra esagerato. E comunque la domanda resta sempre la stessa: chi ci sarà in strada a far rispettare questi divieti?».
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