“Stupri di massa”, ed è caos. Fake news scatena il panico

Paura social. Le chat degli studenti rilanciano una falsa minaccia di violenze. Le rassicurazioni non bastano: molte scuole ieri sono rimaste semi-deserte

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Como

Alla fine l’unico vero allarme fuori da scuola, ieri, non ha riguardato bande di aspiranti violentatori. Ma - paradossalmente - un gruppo di ragazzi autonominatisi “guardie del corpo” di una loro amica. Il cui nome era comparso in uno pseudo elenco di “vittime da stuprare”. Quando i Carabinieri, avvisati di quel esiguo manipolo fermo con fare sospetto fuori dall’Enaip di Cantù, hanno chiesto ai giovani il motivo della presenza fuori dalla scuola, la risposta è stata: vogliamo proteggere un’amica da possibili violenze.

Anche questo è il risultato della psicosi collettiva scatenata da una serie di messaggi diffusi da delinquenti organizzati attraverso i social network. Una strategia studiata a tavolino, secondo gli investigatori, visto che quanto avvenuto a Como è stato registrato anche a Milano e a Piacenza e in altre città del Nord. Una strategia pensata per trasformare il dibattito sulle proteste degli studenti e sui saccheggi nei negozi in un vero e proprio terreno di scontro sociale e politico.

Il problema è che quella strategia ha avuto successo. Tanto è vero che ieri mattina due cose sono successe. La prima: moltissime scuole hanno registrato percentuali di assenze altissime. Molti genitori, prima ancora che i ragazzi stessi, hanno scelto di tenere a casa i figli (meglio: le figlie) per timore che la minaccia di violenze fosse reale. La seconda: molti bus degli studenti, ieri, hanno viaggiato quasi vuoti. Perché chi ha scelto di far andare comunque le ragazze in classe, ha deciso di accompagnarle a scuola (con conseguenze sul traffico).

Tutto questo nonostante la minaccia girata attraverso le chat di whatsapp fosse quantomeno inverosimile: stupri di massa. Dalla serata di lunedì i centralini della Polizia e dei Carabinieri sono stati presi d’assalto da telefonate di genitori spaventati per i messaggi che giravano sulle chat dei figli. “Una mia amica in pullman ha sentito i tipi dietro di lei dire che dovevano aspettare solo domani per poter spogliare e stuprare tutte le tipe che vedevano” uno dei messaggi più condivisi. O ancora: “Domani vogliono organizzare uno stupro di massa di ogni ragazza che si trova in giro in città”. Oppure: “Hanno fatto un ulteriore gruppo per violentare domani le ragazze”.

Dicerie, suggestioni, messaggi incontrollati. Eppure l’effetto è stato clamoroso. Tanto che un’isteria collettiva come quella che ha contagiato decine di migliaia di giovani utenti social è forse un caso più unico che raro.

Sull’allarme è intervenuto anche il prefetto, Corrado Conforto Galli: «L’unica cosa che mi sento di dire è di aver fiducia nelle istituzioni, nel senso di responsabilità e di equilibrio delle forze di polizia. Certo ci vuole anche l’impegno di tutti per evitare che si generino situazioni che possano avere effetti controproducente che vadano oltre il lecito. Ci vuole senso di equilibrio da parte di tutti».

Senso di equilibrio che, evidentemente, si è smarrito. Soprattutto da parte di coloro che hanno rilanciato allarmi ingiustificati. E qui quali non è escluso che possano essere effettuati accertamenti per valutare un’accusa di procurato allarme.

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