Tavolini e dehors, a Como pioggia di ricorsi in arrivo dai locali

Il regolamento per l’occupazione del suolo pubblico approvato a fine anno prevede che, per chiedere rinnovi e nuove concessioni, tra i requisiti ci debba essere «l’insussistenza di occupazioni abusive di spazio pubblico accertate nei due anni precedenti» oltre all’insussistenza di debiti con l’amministrazione

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Como

La sparizione di numerosi tavolini da alcune piazze (su tutte piazza Volta) e vie sembra essere il preludio a una pioggia di ricorsi delle attività commerciali contro atti del Comune come provvedimenti di rimozione, mancati rinnovi delle concessioni. E, di riflesso, contro il regolamento per l’occupazione del suolo pubblico approvato a fine anno. Le nuove norme prevedono, all’articolo 16, che, per chiedere rinnovi e nuove concessioni, tra i requisiti ci debba essere «l’insussistenza di occupazioni abusive di spazio pubblico accertate nei due anni precedenti» oltre all’insussistenza di debiti con l’amministrazione.

Tradotto: se nei due anni precedenti non si è stati in regola, anche se poi la situazione è stata sanata, non si può chiedere una nuova concessione. L’avvocato Vincenzo Latorraca, a cui si sono rivolti diversi esercizi commerciali sta valutando i possibili ricorsi al Tar. «A mio giudizio che non si possa chiedere il rinnovo della concessione anche per due anni, se ci si è dimenticati di pagare o lo si è fatto in ritardo – spiega – viola il principio di proporzionalità in quanto si tratta di una penalizzazione eccessiva poiché chi non è in regola è comunque tenuto a pagare il dovuto e una sanzione e, questo, dovrebbe essere sufficiente. Ecco perché con l’impugnazione dei provvedimenti amministrativi che stanno ricevendo diversi esercizi verrà contestato formalmente anche il regolamento da cui discendono questi effetti». Regolamento approvato dal consiglio comunale lo scorso 29 dicembre e contro il quale non erano stati presentati ricorsi al Tar nell’immediato, ma l’avvocato chiarisce che «quando c’è un provvedimento amministrativo si può sempre impugnare l’applicazione».

Il legale poi parla di una seconda questione, legata all’impossibilità di fatto di chiedere la concessione per due anni a chi aveva commesso violazioni non rispettando le norme dell’occupazione del suolo pubblico: «C’è un altro aspetto fondamentale – precisa – che va oltre alla questione strettamente connessa alla proporzionalità ed è quello che riguarda l’aspetto erariale, quindi per l’amministrazione. Se io metto una norma così penalizzante non solo violo la proporzionalità della sanzione rispetto al comportamento, ma il Comune si priva dell’entrata a cui avrebbe avuto accesso per due anni senza una ragione plausibile. Non si comprende il motivo per cui un’attività, dopo aver sanato la morosità e pagato la sanzione relativa non possa richiedere una concessione per l’occupazione di suolo pubblico. A mio avviso c’è anche una mancanza di entrate per l’amministrazione che non trova giustificazione».

Il presidente di Confcommercio Giovanni Ciceri aveva dichiarato che «ci sono numerose situazioni di soggetti che hanno pagato regolarmente la tassa di occupazione, ma non avevano ricevuto formale rinnovo. Da questo punto di vista attendevamo dei chiarimenti da parte degli uffici comunali in ordine alle loro intenzioni ed alla normativa da applicare caso per caso, ma finora non abbiamo avuto notizie e proprio per questo abbiamo provveduto a richiedere un incontro al Comune».

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