Tra minacce serie e fake news: «Stupri di gruppo tra le ragazze»

Follia social Dal pomeriggio girano allarmi incontrollati e, soprattutto, falsi

Lettura 1 min.

Como

La storia delle minacce di gruppi di violenti e “maranza” contro Como si è trasformata, nel pomeriggio, in vera e propria psicosi. E la notizia dei gruppi whatsapp nei quali si stava preparando il saccheggio della città, sulla quale le forze di polizia stanno lavorando seriamente, si è trasformata in un’occasione per seminare terrore e fake news. A spese, soprattutto, degli studenti.

Nella serata di ieri le chat di moltissimi giovani comaschi sono state letteralmente prese d’assalto da messaggi terrorizzanti: «Ragazze, fate attenzione. Girano appelli su stupri di gruppo a Como». Centinaia, migliaia di smartphone hanno cominciato a far rimbalzare l’allarme che, va subito detto, è totalmente privo di fondamento.

La dinamica di quanto accaduto è chiara. Quando il gruppo whatsapp “24.10 Como”, quello che ha lanciato per primo l’arruolamento di possibili violenti per «devastare» la nostra città sabato prossimo, è diventato di dominio pubblico, ha cominciato a ricevere centinaia di richieste di utenti di poterne far parte. Chi incuriosito, chi desideroso di insultare e cercare lo scontro verbale, chi per alzare il livello della tensione.

A metà pomeriggio noi stessi siamo stati testimoni della deriva presa da quel gruppo. Quando, all’improvviso, è cominciato a girare un video che annunciava stupri di gruppo contro le studentesse comasche. Una chiara provocazione, non si sa se di qualche burlone incapace di distinguere uno scherzo da una follia, oppure di altri che volutamente hanno cercato di scatenare la paura.

L’effetto, però, è stato clamoroso. Moltissime giovani studentesse hanno riferito, a casa, di aver paura di andare a scuola nei giorni successivi. I social sono stati letteralmente inondati di messaggi che hanno alzato ulteriormente il livello di allarme. Ma una verifica con gli investigatori ha permesso agevolmente di capire quello che era chiaro fin da subito: quelle minacce non sono che fake news create ad arte.

© RIPRODUZIONE RISERVATA