Travolta e uccisa, poi la fuga. Il “pirata” che ha ucciso Noemi ora fa appello contro la condanna a 9 anni

Cronaca Il fatto accaduto la notte del 29 marzo 2025 . La difesa chiede ai giudici di secondo grado di ridurre la pena

Anche Noemi Fiordilino e il fidanzato hanno una «percentuale di concorso» per l’incidente mortale che costò la vita alla ragazza, percentuale che si chiede dunque di «rideterminare» in modo «adeguato». Ed inoltre, il giudice non ha riconosciuto all’imputato, Vincenzo Crudo, alla guida dell’auto che travolse e uccise Noemi mentre soccorreva una piccola lepre, «le circostanze attenuanti generiche» che invece dovevano essere date (per la difesa) sia per il percorso psicologico compiuto che gli ha permesso di comprendere le sue colpe, sia per il comportamento processuale che ha fatto condensare in poche udienze la vicenda evitando ulteriori sofferenze ai parenti della vittima.

E’ racchiusa in queste due principali istanze, il ricorso che la difesa dell’imputato – firmato dall’avvocato Antonio Rodontini – ha presentato di fronte ai giudici dell’appello nell’ambito della vicenda penale che era nata dall’uccisione per investimento stradale della ventenne di Vertemate con Minoprio. Una tragedia avvenuta a Lurago Marinone la notte del 29 marzo 2025 e che un anno dopo aveva portato il giudice dell’udienza preliminare di Como a leggere una condanna a 9 anni nonostante la scelta del rito abbreviato.

«Condotta assurda»

Una condotta, quella di Crudo, che il gup nelle motivazioni aveva definito «assurda», in considerazione del fatto che chi l’ha messa in pratica «era anche dirigente ed educatore» di una squadra di calcio. Una azione di guida «scellerata», che portò all’investimento della povera Noemi Fiordilino non per la «presenza di un ostacolo imprevedibile, ma per una guida da ubriaco a 90 chilometri all’ora». Imputato che «si rese da subito conto di quello che aveva fatto», ma che mise in pratica una «deliberata strategia» per non essere «individuato come colpevole». Un comportamento processuale «pessimo».

Parole pesantissime, suffragate dal fatto che Crudo si allontano, abbandonò l’auto lungo la via del rientro a casa, poi si fece trovare dai carabinieri a letto dicendo che l’auto gli era stata rubata. Le indagini e le testimonianze degli amici con cui aveva trascorso la serata, che riferirono di come nel pieno della notte – in un orario compatibile con l’investimento – fosse tornato da loro a riprendersi il cellulare, lo inchiodarono alle proprie responsabilità.

La richiesta della difesa

Ora però la difesa chiede ai giudici di secondo grado di ridurre la pena inflitta a Como, sottoponendo tre principali motivi di appello di cui uno per chiedere la revoca della parte civile relativa al fidanzato di Noemi, mentre gli altri due per ridurre i nove anni di pena. Secondo la difesa, infatti, anche la vittima e il fidanzato, fermandosi a soccorrere la lepre in mezzo alla strada, ebbero un ruolo nell’accaduto con una percentuale più alta rispetto a quella che è stata riconosciuta a Como. Un intervento di soccorso dell’animale che non fu tempestivo ma che lasciò i due fidanzati in strada per diversi minuti.

Poi, sempre secondo la difesa, il comportamento di Crudo meriterebbe il riconoscimento delle attenuanti anche per il percorso compiuto che avrebbe portato ad una reale resipiscenza. Richieste che la famiglia di Noemi, con l’avvocato Rosaria Coletta, combatterà con determinazione nell’udienza di secondo grado che si svolgerà a gennaio.

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