(Foto di archivio)
La sentenza Lui la picchiava, mentre lei cercava sempre il modo per poterlo incontrare, negando le violenze
Como
Picchiava la compagna. Lesioni importanti, botte, che avevano portato ad una prima misura restrittiva – il divieto di avvicinamento – e poi a ben due aggravamenti proprio perché le limitazioni imposte dal giudice non venivano rispettate. Non tuttavia solo per “colpa” dell’uomo, che è un ragazzo di 23 anni, ma anche di lei, giovane coetanea, che nonostante le botte subite cercava sempre il modo di rivederlo, di riavvicinarsi, anche nascondendosi dalle forze di polizia spesso con l’aiuto di qualche amico, tanto che una volta – nel corso di un controllo in casa – per non farsi vedere vicino al compagno aveva finito per in nascondersi dentro ad un armadio. Pur di sfuggire all’ispezione, insomma, e pur di stare comunque accanto a chi la picchiava.
Spesso si legge la definizione di “amore tossico”, ed è quello che è finito in aula di fronte ad un giudice di Como che, nonostante la ragazza non abbia voluto costituirsi parte civile, tenendo dunque fede fino alla fine alla propria condotta di vicinanza al ragazzo, ha ratificato un patteggiamento a 3 anni e tre mesi per i maltrattamenti in famiglia visto che la coppia per un periodo aveva anche convissuto.
Per questa vicenda il ventitreenne italiano, già noto per altre vicende alle forze di polizia, era anche finito in carcere. Non possiamo fornire il suo nome a tutela dell’anonimato della parte lesa, che tale tuttavia non si riteneva vista appunto la decisione di rimanere fino alla fine su posizioni non accusatorie nei confronti del compagno, nonostante la disperazione dei genitori che vedevano la figlia soffrire senza riuscire a capire come poter uscire da quella situazione se non tossica, sicuramente malata.
I fatti in questione erano iniziati nel gennaio del 2024, proseguendo poi fino al 2025. Per le botte inferte, il ragazzo era stato prima allontanato, poi dopo il primo aggravamento della misura portato ai domiciliari, infine in carcere dove ancora si trovava al momento dell’udienza di patteggiamento. Ma quello che stona, in questa vicenda, è anche il comportamento degli amici che avrebbero fatto di tutto per permettere alla coppia di incontrarsi, facendo loro da “spalla”, permettendo di comunicare con i cellulari aggirando dunque quelle che erano state le disposizione del giudice. Anche nell’ultimo episodio documentato, nel giugno del 2025, la ragazza era stata picchiata ma, sentita dalle forze di polizia, aveva comunque negato.
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