Troppi morti in acqua, scatta l’allarme: «Il lago è una trappola, zero spavalderia»

Sicurezza Asst Lariana lancia un appello dopo i decessi registrati negli ultimi anni. Riva (Società di Salvamento): «Controlli e multe ci sono, ma la gente continua a tuffarsi»

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L’Asst lancia un appello: «La sicurezza in acqua è una responsabilità di tutti».

Tra il ramo comasco e quello lecchese del Lario si sono contati, dopo la pandemia, diversi decessi avvenuti in acqua: circa una decina di casi attorno al capoluogo tra annegamenti, shock termici e idrocuzione. Il lago è stato fatale soprattutto a turisti stranieri poco esperti nel nuoto, purtroppo anche molto giovani. In un solo biennio, sono stati ben 90 i morti pianti in Lombardia all’interno di specchi d’acqua. I controlli e le multe nel primo bacino non mancano, così come sono presenti i relativi cartelli di divieto tra viale Geno e il Monumento ai Caduti, ma fermare preventivamente tutti i bagnanti è di fatto impossibile.

A tal proposito, l’Asst Lariana ha diffuso oggi alcuni consigli per mettere in allerta la popolazione. «Il lago di Como, i corsi d’acqua e i bacini idrici in estate diventano mete insostituibili – scrive l’Asst Lariana – ma l’acqua, anche se apparentemente calma, nasconde insidie da non sottovalutare. La maggior parte degli annegamenti può essere evitata seguendo poche e semplici regole di prevenzione». Ad esempio, per i genitori l’imperativo è «mai perdere d’occhio i bambini, niente distrazioni»; i gruppi e le comitive possono invece nominare un sorvegliante a turno. Le piscine nei giardini di casa dovrebbero essere sempre recintate o coperte, «per evitare che i bambini vi accedano da soli». È inoltre fondamentale fare «in modo che i bambini imparino presto a galleggiare».

Quanto ai più grandi, «niente spavalderia – scrive sempre l’Asst Lariana – rispettate i divieti, non fate il bagno con la bandiera rossa in caso di pericolo. Alcol e sostanze: zero tolleranza, perché alterano i riflessi e il giudizio». Un altro consiglio utile riguarda la presenza di correnti: in questo caso è meglio nuotare lateralmente per uscire dal flusso, evitando di andare in affanno nuotando controcorrente. «Non tuffatevi mai di testa senza conoscere il fondale: i danni alla colonna vertebrale possono essere irreversibili». Inoltre, «il malore in acqua è la prima causa di annegamento. Mai fare il bagno da soli: stare in compagnia significa avere qualcuno pronto a chiedere aiuto». Fiumi e laghi possono infatti causare shock termici improvvisi per via delle temperature molto basse dell’acqua, a maggior ragione a fronte del caldo intenso di questi giorni. Tutti questi suggerimenti sono stati pubblicati nei giorni scorsi anche dall’Istituto Superiore di Sanità.

«Purtroppo anche quest’anno in riva al lago, in città, si vedono tante persone che fanno il bagno dove non si potrebbe - commenta Tiziano Riva, direttore della Società Nazionale di Salvamento, l’ente comasco che forma i bagnini – si vedono gli agenti di polizia elevare le relative sanzioni, salvo poi assistere, poco dopo, a nuovi tuffi assai poco accorti e sicuri. Negli ultimi anni troppe persone hanno perso la vita in questo modo; tra loro anche molti giovani e ragazzi stranieri che si sono buttati in acqua da viale Geno subito dopo aver mangiato e che, presi dall’affanno e avendo poca esperienza con le insidie del lago, non sono più riusciti a riemergere. A Menaggio la presenza della Guardia Costiera, istituita due estati fa, ha contribuito ad aumentare e a velocizzare i soccorsi e i controlli; speriamo che il presidio a Villa Olmo appena annunciato migliori la situazione anche nella città capoluogo».

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