Truffa a un uomo di 95 anni: ecco come i poliziotti hanno incastrato il sospettato

Via Milano Pluripregiudicato si presenta a incassare i soldi, tradito dalla tuta della Juve - La squadra mobile lo identifica grazie al sistema informatico di riconoscimento dei volti

Pazienza. Scrupolo. Tecnologia. Perseveranza. E i pantaloni della tuta della Juventus. Sono gli elementi che hanno permesso ai detective della squadra mobile di Como di identificare il secondo truffatore di anziani, nel giro di una manciata di mesi. Ma se per il primo il giudice non aveva concesso gli arresti, per questo non ha avuto dubbi: carcere.

I poliziotti comaschi hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Alessandro D’Ambrosio, 45 anni, residente a Casalnuovo di Napoli. Sarebbe lui, stando all’indagine, l’uomo che si è presentato a riscuotere una finta cauzione nell’ennesima truffa ai danni di pensionati messa a segno a Como. Un’inchiesta che va raccontata passo dopo passo. A partire dal primo pomeriggio del 27 novembre scorso. Quando, sul telefono cellulare di un comasco di 95 anni, è arrivata la telefonata di un finto avvocato. Il truffatore convince la vittima che il figlio ha avuto un incidente, in cui è rimasta ferita in modo serio una donna. E che, siccome lui si è allontanato, è stato arrestato dai carabinieri. Ma si può aiutare: c’è da pagare una cauzione da 10mila euro. Va bene anche gioielli.

Ma l’uomo dice che ha messo via dei soldi, sono i risparmi che voleva utilizzare per pagare gli studi della nipote. Nel frattempo sul numero di casa arriva un’altra telefonata: questa volta a chiamare un falso maresciallo. A rispondere la moglie del pensionato. I due sono angosciati, accettano ogni proposta e danno l’appuntamento per la consegna del denaro in via Milano.

La truffa e le telecamere

Qui si presenta un tizio bassino, barba folta, stempiato, con addosso i pantaloni della tuta della Juventus. Ritira il denaro e sparisce.

La descrizione dei luoghi e dell’esattore degli sciacalli è sufficiente agli uomini della squadra mobile per imbastire l’indagine. Si comincia con l’analisi delle immagini delle telecamere posizionate tra via Milano e via XX Settembre. Qui viene visto per una decina di minuti passeggiare una figura che ricorda la descrizione del truffatore. L’uomo entra in un bar e i poliziotti recuperano anche le telecamere del sistema di videosorveglianza interno, con tanto di audio. L’accento è napoletano. Il volto viene inserito nel sistema Sari, quello di riconoscimento delle immagini facciali. Ne emerge una compatibilità al 58% con tale Alessandro D’Ambrosio, pluripregiudicato campano.

Agli investigatori non basta. Coordinati dal pubblico ministero Antonia Pavan, seguono ogni passo del sospettato attraverso le telecamere. E lo ritrovano alla stazione di Como Borghi, salire su un treno diretto a Cadorna, dopo aver intascato i soldi. Allora hanno un’intuizione: andare a recuperare tutti i filmati delle stazioni comasche. E infatti dalle immagini di San Giovanni eccolo il sospettato, arrivato un’ora prima della truffa.

La prova del nove

La chiusura del cerchio il giorno dopo. Perché a Vercelli, fuori dalla stazione, D’Ambrosio viene fermato per essere identificato dai carabinieri. I poliziotti recuperano i filmati anche di quella stazione. Ed eccolo lì: barba folta, stempiato, bassino, pantaloni della Juventus. La Procura chiede l’arresto. Il giudice Walter Lietti lo firma. E, ieri mattina, scattano le manette.

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