Un anno fa l’elezione di Leone XIV: il ricordo dei comaschi al Giubileo dei Giovani

Ad inizio agosto 2025 a Roma la prima vera occasione d’incontro a respiro internazionale per Prevost, eletto al soglio pontificio da appena un paio di mesi, l’8 maggio

Como

Un anno fa, l’8 maggio 2025, il cardinale Robert Francis Prevost è stato eletto papa, con il nome di Leone XIV. Da allora la diocesi comasca ha avuto numerose occasioni per incontrare il pontefice. Un cammino nel segno dell’amicizia come chiave per una nuova umanità. Nel cuore di più di un milione di ragazzi, provenienti da quasi 150 Paesi diversi, è stato vissuto, a inizio agosto, a Roma il Giubileo dei giovani, prima vera occasione d’incontro a respiro internazionale per Papa Leone XIV, eletto al soglio pontificio da appena un paio di mesi.

Nutrita la delegazione della Diocesi di Como: oltre duecento ragazzi hanno preso parte alla proposta della Pastorale giovanile vocazionale, culminata appunto nella veglia di preghiera del sabato e nella messa conclusiva di domenica a Tor Vergata con l’allora nuovo Santo Padre.

«Cari giovani, vogliatevi bene tra di voi! Volersi bene in Cristo. L’amicizia può veramente cambiare il mondo. L’amicizia è una strada verso la pace», ha detto Leone XIV: un appello di speranza, ma soprattutto una rilettura fedele dei legami nati durante il cammino dei giovani comaschi.

«Questo raduno ha portato con sé un messaggio a tutto il mondo: la vera forza non sta nei muri, nelle affermate supremazie o nelle guerre, ma nell’amore che rinnova la storia. È possibile camminare verso l’unità. La comunione della famiglia umana non è un sogno impossibile, ma il cuore del messaggio cristiano». A parlare è don Michele Pitino, responsabile del Centro diocesano vocazioni, tra i sacerdoti che hanno accompagnato nella Capitale i giovani lariani. «La Chiesa è il popolo di Dio e anche i giovani la edificano con i loro linguaggi, i loro colori e le loro sensibilità. La Chiesa si arricchisce del cammino di tutti. Ritrovarsi insieme al Papa, segno di unità e di comunione, esprime il desiderio di essere insieme Chiesa, essere oggi i discepoli di Gesù nel mondo. I cristiani non sono un pezzo da museo», sottolinea don Michele.

«Papa Leone si è messo in dialogo con i giovani e ha donato loro parole sagge. In particolare, mi pare che abbia intercettato la loro inquietudine e la loro fragilità, incoraggiandoli a non averne paura, perché l’inquietudine dice che siamo vivi e la fragilità è parte della meraviglia che siamo. Li ha incoraggiati a coltivare una spiritualità profonda e radicata». Del resto, come ha detto il Santo Padre durante la veglia di preghiera a Tor Vergata, «la verità è un legame che unisce le parole alle cose, i nomi ai volti. La menzogna, invece, stacca questi aspetti, generando confusione ed equivoco».

Le domande Inoltre, come ricorda don Pitino, il Pontefice «ha incoraggiato i giovani ad ascoltare le domande profonde che abitano il loro cuore, a rifuggire ogni mediocrità. Ci ha detto che la verità ha per noi la forma del cammino, una continua ricerca che non resta però senza meta. Gesù è la via e la verità». Ancora, «il vangelo di Gesù ci dice che la pienezza della vita è legata non a ciò che possediamo o conquistiamo, ma a ciò che sappiamo accogliere e condividere. In un mondo che ci vuole performanti e in competizione un messaggio così è una vera rivoluzione».

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