Un uomo muore nel rogo in pieno centro, dalla politica soltanto il silenzio

La tragedia Nessun commento da partiti e Comune. Don Giusto: «Avanza la cultura dell’indifferenza»

All’indomani della tragica scomparsa del senzatetto francese, morto nel rogo della palazzina davanti al Duomo, il silenzio della politica è assordante. Non sono arrivati commenti ufficiali, prese di posizione, messaggi di cordoglio dai politici locali, spesso invece impegnati a commentare sui social qualsiasi argomento. Nemmeno la gente comune si è molto soffermata sulla vicenda. Guardando a consiglieri e membri della giunta solo la capogruppo del Pd Patrizia Lissi ha pubblicato a caldo su Facebook una breve riflessione che ha per tema proprio l’indifferenza: «Che bella società, si urla solo quando ci sono fatti di delinquenza e percepiamo la città più insicura, ma quando bisogna fare delle scelte per non abbandonare le persone c’è tanto, troppo silenzio».

E dire che la morte del senzatetto francese, Christian Albert Gervais, 78 anni, ha colpito la città di Como proprio nel giorno della consegna delle benemerenze in ricordo di don Roberto Malgesini. Un martire che ha sacrificato la sua vita sull’altare dell’accoglienza.

Piazza Duomo, il primo intervento dei vigili del fuoco

La nostra città si sta preparando non senza qualche difficoltà anche quest’anno all’emergenza freddo. La rete di enti e associazioni che storicamente se ne occupa vive giorni di tensione, dal Comune non è arrivato ancora un benestare formale. Il compito di assistere durante l’inverno i senza fissa dimora ricade però tra quelli in capo all’amministrazione comunale.

«Neanche un euro»

Anche l’anno scorso il sindaco Alessandro Rapinese aveva dichiarato «noi per l’emergenza freddo non mettiamo un euro», ma poi il comune aveva dovuto collaborare con le realtà che gestiscono l’accoglienza. In passato quando era all’opposizione l’attuale primo cittadino aveva promosso una raccolta firme contro l’accoglienza dei clochard.

Il video girato dalle turiste del b&b prima dell’arrivo dei pompieri.

Come già da tre anni l’emergenza freddo dovrebbe trovare casa in via Borgovico, nell’ex caserma messa a disposizione dalla Provincia. Da domenica però la palazzina diventa ufficialmente un centro per migranti. È una precisa richiesta della Prefettura, visto che la pressione dei nuovi arrivi è in aumento in tutta Italia. La Croce Rossa di Como è pronta dal 1 ottobre a gestire questo nuovo centro con 36 letti, da usare come valvola di sfogo nel caso in cui la sede dei volontari di Lipomo, che già accoglie i profughi, diventi troppo piena.

La Provincia ha concesso gli spazi di via Borgovico per tamponare l’emergenza migranti fino al 15 novembre, poi stando ai patti l’ex caserma dovrebbe essere utilizzata per l’emergenza freddo.

Il cancello a San Francesco

Questa amministrazione comunale, come la precedente, non intende affatto costruire un dormitorio fisso, in aggiunta a quello di via Napoleona. Come invece torna a chiedere Sinistra italiana. In quanto ad accoglienza la nostra città ha fatto più parlare di sé per il cancello da installare davanti a San Francesco, per evitare che i clochard dormano sotto ai portici. Una proposta della Lega che Rapinese ora intende portare avanti.

«La morte del senzatetto francese a me fa pensare alla solitudine – commenta don Giusto Della Valle, parroco di Rebbio – Possibile che nel salotto buono della città, in faccia al Duomo, nessuno si sia occupato di questo anziano, non l’abbia aiutato? Spetta a tutti noi avere un occhio di riguardo verso il prossimo. A Como ci sono bellissime realtà capaci di accogliere. Ma la tendenza culturale che avanza porta a pensare solo agli affari propri. Alle nuove generazioni non insegniamo la solidarietà e la condivisione, ma la paura che porta a scansare gli ultimi. Come forse è successo a quel senzatetto francese».

Le parrocchie tramite il progetto Betlemme anche quest’anno accoglieranno tra i 20 e i 25 senzatetto durante l’inverno.

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