Una punizione in stile criminale: il giovane ferito zoppo per sempre
Rebbio Non solo i colpi di pistola: la vittima della gambizzazione aveva lividi per botte subite. Forse ha litigato con le persone sbagliate. Stava andando a fare boxe quando è stato aggredito
Il ventenne gambizzato in via Di Vittorio non tornerà più a camminare come prima. E, con ogni probabilità, resterà zoppo per sempre. Volevano dargli una lezione che si ricordasse per sempre.
Lo hanno fatto con una precisione quasi chirurgica. La stessa di chi le pistole le sa usare, perché abituato a farlo. Non semplici delinquenti, ma più probabilmente criminali.
La vittima
A guardarla distrattamente, l’aggressione di lunedì a Rebbio, verrebbe subito da pensare a questioni di criminalità organizzata. Per le modalità e per come è stata eseguita. La sola cosa che non torna è la figura della vittima. Perché Sadaru Dewimina Dodangoda, nato in Sri Lanka 20 anni fa ma da tantissimo tempo residente a Como, non è certo un criminale. Né un delinquente di grosso calibro. Qualche precedente di polizia, vecchie ruggini da appartenente a baby gang, un carattere ruvido ed irascibile, ma nulla che possa far ipotizzare una punizione modello Gomorra.
Una cosa è certa: l’indagine del nucleo investigativo dei Carabinieri di Como è decisamente in salita. Nessun testimone oculare decisivo, nessun elemento scientifico (anche se si spera di ottenere delle risposte dall’esame balistico sul proiettile estratto dalla gamba della vittima), nessuna pista vera da seguire. In queste condizioni l’unica cosa da fare è cominciare dal solo punto certo della vicenda: la persona finita in ospedale. A proposito: il giovane, che abita tra Albate e Trecallo (e non Muggiò come scritto ieri) è tuttora ricoverato in rianimazione, al Sant’Anna. Non è in pericolo di vita, ma la prognosi è riservata.
Oltre ai due colpi d’arma da fuoco che gli hanno spappolato un ginocchio e lesionato seriamente un femore e l’altro ginocchio, Dodangoda aveva lesioni recenti al volto, che fanno pensare a un pestaggio. Un elemento che non può, ovviamente, essere ignorato. Chi e quando lo hanno picchiato? C’è traccia di liti o risse avvenute negli ultimi giorni in città, che lo hanno coinvolto? Visto il carattere irascibile del ragazzo, potrebbe aver pestato i piedi (e non solo) alle persone sbagliate?
L’agguato
Il secondo punto fermo da cui partire per l’inchiesta è la modalità dell’aggressione.Roba da criminali professionisti, si diceva. Innanzitutto: i due uomini che, a bordo di una Fiat Punto, lo hanno raggiunto all’altezza del civico 7 di via Di Vittorio, sapevano alla perfezione dove e quando lo avrebbero trovato lì. Dodangoda, infatti, vive tra Albate e Trecallo ma è stato preso di mira a Rebbio dove il giovane, appassionato di boxe, frequenta una sorta di palestra. Lì lo hanno atteso. E si sono presi tutto il tempo necessario per ferirlo, ma non ucciderlo. Eppure hanno avuto cura di provocargli lesioni forse definitive.
L’ultima volta che in provincia di Como si è parlato di gambizzazione, è stato a Cantù oltre dieci anni fa. E per la precisione nell’ottobre del 2015. Ma allora non vi era alcun dubbio sulla natura di quell’agguato, perché a essere preso di mira fu Ludovico Muscatello, nipote dell’allora capo della locale di Mariano Comense della ’ndrangheta.
Ecco, la dinamica dell’aggressione ricorda quell’evento e quelle modalità. Ma la vittima non ha certo il curriculum di Muscatello. Quando Dodangoda è apparso in via Di Vittorio, mentre costeggiava l’edificio in mattoni rossi, l’uomo che seduto dal lato passeggero della Fiat Punto è sceso dalla vettura pistola in pugno e si è avvicinato a non più di dieci metri dalla sua vittima. Quindi ha mirato ed esploso due (i testimoni dicono tre) colpi in rapida successione, uno per gamba.
Tecnicamente il fascicolo della Procura di Como è aperto con l’ipotesi d’accusa di tentato omicidio, e ben difficilmente cambierà reato. Ma se avessero voluto ucciderlo, i due aggressori avrebbero tranquillamente potuto farlo. Sul caso, come detto, ci sta lavorando il Nucleo investigativo dei Carabinieri di Como. Già sentiti diversi testimoni, mentre dalla vittima non sarebbe arrivata alcuna dichiarazione utile alle indagini.
Tra le attività in corso, anche la “caccia” attraverso i vari portali targa della Fiat Punto vista fuggire dalla zona dell’aggressione attorno alle 19 di lunedì scorso. L’indagine è solo agli inizi. E ben difficilmente sarà un’inchiesta lampo.
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