Valditara a Como: «Le classi ghetto generano insuccesso»

Alla Camera di commercio. Il ministro dell’Istruzione difende la riforma che pone un tetto agli alunni stranieri. De Santis: «Il lavoro c’è soltanto se c’è impresa»

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Il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara è stato ospite ieri pomeriggio del convegno “Giovani, innovazione e territorio. Costruire luoghi dove arrivare, restare, tornare”, alla Camera di Commercio di Como. Davanti alla sede di via Parini il presidio della Cgil Como ha accolto il ministro con striscioni e slogan contro i limiti agli studenti stranieri nelle classi.

I saluti sono stati affidati a Ezio Vergani, presidente della Camera di Commercio di Como-Lecco, al prefetto Corrado Conforto Galli e a Gianluca Brenna, presidente di Confindustria Como. Al tavolo dei relatori, moderato da Alessandro Mele, direttore generale di Cometa, sedevano Valditara, Ugo Moschella dell’Università dell’Insubria, l’imprenditore Paolo De Santis e Alessandro Fermi, assessore regionale a Università, ricerca e innovazione.

Il ministro Valditara ha messo al centro del suo intervento la persona, richiamando la Costituzione e gli studi dello psicologo Howard Gardner sulle intelligenze multiple. Ogni persona, ha detto, ha «un’uguale dignità» e «tanti diversi, meravigliosi talenti». Per questo ha voluto chiamare licei gli istituti tecnici e professionali, superando la visione «piramidale» di Gentile e Croce che metteva il liceo classico al vertice. «Dobbiamo smontare quel pregiudizio per cui solo se vai a fare l’ingegnere o il medico sei qualcuno della società».

«La fatica non è un insulto. Faticare è nobile», ha aggiunto parlando del lavoro. Ha proposto di portare nelle scuole artigiani, imprenditori e prodotti del Made in Italy e ha difeso la riforma del 4+2, con percorsi definiti da scuola, aziende e Its. Parlare di sfruttamento dello studente con la formazione scuola-lavoro, secondo il ministro, «significa fare un ragionamento arcaico». L’obiettivo è un lavoro rapido, ben retribuito e con possibilità di carriera, senza trascurare italiano, matematica e inglese. Valditara ha ricordato anche che il personale scolastico è stato messo in cima alle categorie del pubblico impiego per gli alloggi, perché in Lombardia il costo della vita è troppo alto e molti docenti altrimenti non verrebbero. Servono quindi politiche per la casa, il welfare e i trasporti. Ha chiuso invocando una «grande alleanza fra scuola e impresa, fra formazione e territorio» per dare un futuro ai giovani, competitività alle imprese e ricchezza al Paese.

De Santis ha sostenuto che «c’è lavoro se c’è impresa» e che a un sistema economico che invecchia servono nuove imprese e la capacità di attrarre talenti da altre regioni, puntando su innovazione e bellezza.

Alfredo Fusi, sindaco di Merone, Lucio Greco, amministratore delegato di Holcim (Italia), ed Eugenio Rizzuti, presidente di Ance Como, hanno presentato il progetto Be Your Campus. Le conclusioni sono state affidate a Fermi.

A margine Valditara è tornato sul tetto agli alunni stranieri. «Non si tratta di escluderli - ha spiegato - ma di distribuirli in modo equilibrato, perché secondo gli studi dell’Ocse dove si creano classi ghetto l’insuccesso scolastico si moltiplica». Alle polemiche dell’opposizione, «squallide, perché fatte sulla pelle dei bambini», ha replicato: «Noi non deportiamo nessuno». I tetti non riguardano le classi già formate ma solo le iscrizioni, e si applicano ai «ragazzi stranieri che non conoscono adeguatamente la nostra lingua», non agli stranieri in quanto tali. Già oggi, ha osservato, tutte le famiglie devono indicare quattro scuole al momento dell’iscrizione.

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