Valduce, per il nuovo pronto soccorso servono 12 milioni: il progetto messo nel cassetto
I primi disegni presentati in Comune, approntato l’appalto, immaginavano una decina di milioni di euro come cifra base, poi cresciuta ad almeno dodici milioni. Ci sono poi le apparecchiature, Tac, diagnostica, ciò che è necessario e che può costare, a spanne, altri tre milioni d’investimento
Como
Per costruire un nuovo Pronto soccorso al Valduce servono tra i 12 e i 15 milioni di euro. Il principale motivo per cui l’ospedale cittadino ha per il momento messo nel cassetto il progetto per costruire un nuovo reparto d’emergenza urgenza, annunciato ormai nella primavera del 2023, è l’ingente investimento. I primi disegni presentati in Comune, approntato l’appalto, immaginavano una decina di milioni di euro come cifra base, poi cresciuta ad almeno dodici milioni. Ci sono poi le apparecchiature, Tac, diagnostica, ciò che è necessario e che può costare, a spanne, altri tre milioni d’investimento.
Il nuovo direttore sanitario appena insediatosi, Callisto Marco Bravi, forte della sua lunga esperienza tra Varese e Verona, non a caso pensa seriamente al lancio di una grande raccolta fondi. Il Pronto soccorso è un servizio fondamentale per la popolazione, stretta tra attese, reparti ingolfati, pur essendo una offerta sanitaria poco remunerativa e, peggio, complicata da gestire. Occorre ricordare che il Valduce è un ente accreditato, non è pubblico, benché abbia una vocazione no profit.
Il nodo però resta, da anni il Pronto soccorso con accesso da via Santo Garovaglio non è a norma, ha l’ingresso stretto, sotto quota, non ha sufficienti stanze e spazi moderni. Una delle leve su cui il Valduce potrebbe lavorare sono i rimborsi che il sistema sanitario regionale riconosce all’ospedale per ciascun paziente curato. Le tariffe sono nel caso specifico inferiori a quanto invece incamera ad esempio il Pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna. Un centro che è di primo livello, che può far fronte al massimo grado della scala d’emergenza. Quando invece il Valduce ha una offerta più base, anche perché per esempio non ha internamente reparti come Ortopedia, Neurochirurgia o Pediatria, le grandi fratture come gli ictus vengono dirottate a San Fermo. Bisognerebbe dunque meglio dialogare con l’Asst per offrire specialità diverse così da coprire in maniera non concorrenziale sul territorio tutte le specialità e le necessità. Un fatto su cui solo da qualche anno i due centri si impegnano con sinergia. Trovate le risorse, i cantieri per costruire un nuovo Pronto soccorso sarebbero più rapidi rispetto agli ospedali pubblici, il progetto è già validato. Sempre a proposito di risorse, un tesoro su cui il Valduce può ragionare è l’antico chiostro, il grande edificio non utilizzato che fa angolo fino a via Maurizio Monti.
Un bene storico, in centro città, che potrebbe essere destinato ad altri scopi, la Congregazione delle suore che regge le sorti del Valduce non ha mai voluto cedere l’immobile in questione, così come ha sempre respinto voci su un passaggio di consegne dell’ospedale, voci reiterate non concrete. Una soluzione a proposito di Pronto soccorso comunque aiuterebbe a fare fronte ai numeri: sono circa 65mila gli accessi contati dal reparto d’emergenza del Sant’Anna nel 2025, più altri 25mila circa al Valduce. Un bisogno di cura crescente pur con troppi codici lievi che dovrebbero essere trattati non in urgenza, in mancanza di un funzionale filtro sul territorio.
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