Venduto l’oratorio di San Rocco: «Ma l’opera di don Roberto continua»

La decisione Una lettera di don Ravelli annuncia ai parrocchiani la cessione dello stabile: «Scelta maturata da tempo. Un pezzo di storia se ne va, ma non avevamo alternative»

Un passaggio senza dubbio impegnativo e allo stesso tempo inevitabile, da interpretare «non come una perdita, ma come opportunità concreta per la parrocchia per mettere a posto le strutture che restano e soprattutto per proseguire con le iniziative di carità iniziate da don Roberto Malgesini».

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Per don Enzo Ravelli, attuale responsabile della Comunità pastorale “San Giovanni Battista Scalabrini”, va letta così la decisione di vendere l’oratorio di San Rocco a una impresa immobiliare. La scelta di alienare l’edificio di via Regina («maturata negli anni passati, ancor prima che arrivassi io», precisa il sacerdote, entrato in parrocchia nel settembre dello scorso anno) è stata comunicata ai fedeli con una lettera.

Questione di bilanci

«L’attuale oratorio di San Rocco, risalente agli anni Settanta, al momento si trova in una condizione per la quale occorrerebbe un intervento decisamente importante - si legge -. La situazione finanziaria della nostra Comunità pastorale, tuttavia, non ci consente di procedere con una ristrutturazione a nostro carico». Sui bilanci parrocchiali, infatti, ancora grava il grande debito per la ricostruzione dell’oratorio di San Bartolomeo, lavoro che risale a dieci anni fa: si parla di «circa 850mila euro, con rate di quasi 50mila euro l’anno». Da qui la proposta – già emersa negli anni in cui era parroco don Christian Bricola, ora arciprete di Sondrio, e poi ripresa da don Gianluigi Bollini, responsabile della Comunità pastorale fino alla scorsa estate – di mettere in vendita lo stabile, peraltro poco utilizzato per le attività ordinarie («La catechesi e la pastorale giovanile da 10 anni sono concentrate nell’oratorio di San Bartolomeo, molto bello e grande», evidenzia don Ravelli), per consentire alla parrocchia di ridare nuova vita ad altre due strutture.

Infatti, «dalla cessione dell’oratorio di San Rocco otterremo i fondi necessari per ristrutturare la vicina casa parrocchiale (dove viveva don Malgesini, ndr) e il cosiddetto “vecchio oratorio”, grandi edifici ormai fatiscenti. In più porteremo a termine lavori urgenti in chiesa, dall’adeguamento dell’impianto di riscaldamento alla sistemazione delle infiltrazioni. Tali interventi ci permetteranno di avere spazi accessibili per tutta la comunità, con una particolare attenzione alle opere di carità». Potrà così proseguire l’esperienza di accoglienza di persone senza fissa dimora – attualmente sono cinque gli ospiti che vivono stabilmente in canonica – ed è in programma anche la realizzazione di uno spazio per i volontari della San Vincenzo che preparano i pacchi per i poveri.

Non c’erano alternative

«Negli scorsi mesi – prosegue il parroco – i gruppi che avevano in affitto alcune parti dell’oratorio hanno provveduto a liberare gli spazi», proprio come farà prossimamente anche la cooperativa sociale Symploké. «Al termine delle trattative, seguite dal Consiglio per gli affari economici della parrocchia e dall’Ufficio tecnico-amministrativo della diocesi, la struttura passerà all’impresa “Como House” che ha formulato la proposta d’acquisto». Al momento non è dato sapere quale sarà la destinazione d’uso, ma è assai probabile che sarà di tipo residenziale. «Ho condiviso la scelta con la comunità – termina don Enzo – e la gente, devo dire, è stata comprensiva: è un pezzo di storia che se ne va, certo, ma è anche e soprattutto il modo per continuare l’opera di don Roberto».

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