Vent’anni di botte alla moglie: condannato, ma pena dimezzata
La sentenza La condanna è passata da 11 anni in primo grado a 5. Maltrattamenti e violenze che la spinsero a fuggire
Como
Le accuse sono rimaste le stesse e l’imputato è stato condannato per tutti i capi di imputazione che erano stati ipotizzati dalla procura di Como. Ma la pena finale, rispetto a quanto era stato deciso nel processo di primo grado, è stata più che dimezzata, scendendo da 11 anni a 5 anni. Si è concluso così il processo d’Appello che aveva riguardato un marito comasco che era stato accusato di maltrattamenti in famiglia compiuti in un lasso di tempo impressionante, dal 2005 fino al 2024, quasi 20 anni, ma anche di violenza sessuale nei confronti della coniuge.
Inevitabilmente, per capire cosa possa essere successo tra le due sentenze, pur con tutti i capi di imputazione confermati, bisognerà attendere il deposito delle motivazioni che ancora non c’è stato. Il marito, assistito dagli avvocati Christian Bernanrdo e Vincenzo Carrante, aveva rilasciato delle spontanee dichiarazioni nel corso dell’udienza, scusandosi per non aver capito la situazione di stanchezza della compagna. Possibile che i giudici meneghini, insomma, abbiano valutato una assenza di prevaricazione in quei comportamenti violenti che comunque, essendoci stata la condanna, sono stati confermati anche dall’Appello.
Gli episodi di violenza
Con la riforma della sentenza che era stata letta a Como e con la riduzione dunque da 11 anni di pena a 5, anche la provvisionale in favore della vittima è stata dimezzata, scendendo da 50 mila a 25 mila euro. Il primo episodio di violenza, stando a quanto riferito dalla vittima, risaliva addirittura alla giornata di Natale del 2005. La vittima, una donna italiana cinquantenne, era stata presa per il collo dal marito (pure lui della stessa età) che l’aveva sbattuta violentemente contro il muro. La donna non lo denunciò, ma da quel fatto ne seguirono altri fino ai giorni nostri. Le accuse erano stato poi formalizzate dalla procura lariana in maltrattamenti in famiglia, ma anche di violenza sessuale. La ex moglie è stata assistita in aula dall’avvocato Arianna Cesana.
La vicenda
Marito e moglie si conoscevano da 35 anni, unendo il tempo del fidanzamento a quello del matrimonio, eppure i sintomi di quello che sarebbe poi successo c’erano già stati in quel Natale di venti anni fa. «Ero soggiogata», aveva poi raccontato la vittima in aula, spiegando ai giudici il perché di quella denuncia mancata per lungo tempo, fino a quando era arrivata ad organizzare una vera e propria fuga di casa, con anche il biglietto del treno pronto per scappare. Non ce n’era stato bisogno, perché arrivò prima l’esecuzione di una misura cautelare a carico del marito. Le accuse portate in aula dalla procura hanno parlato di maltrattamenti in famiglia dal 2005 fino al luglio del 2024, ovvero fino alla decisione di fare denuncia e scappare di casa. Secondo il racconto della donna, il marito – oltre a maltrattarla – le impediva di vedere amiche e vicine di casa, la obbligava a vestirsi e a tenere i capelli in un certo modo, la obbligava a consumare stupefacenti e a rimanere ferma e sorridente nel corso di partite ai giochi on line perché «portava fortuna».
Tutto confermato anche in appello, dunque, anche se rimane da comprendere il perché di quella notevole e diversa quantificazione della pena.
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