Vergogna lungolago: parapetti a pezzi e il futuro è incerto
La polemica Le barriere provvisorie sono danneggiate. E dopo 18 anni di lavori, di imprevisti e di polemiche sulle protezioni definitive non c’è alcuna decisione presa
Lettura 2 min.Più di un turista, approfittando delle pessime condizioni in cui si trovano, li oltrepassa per scattare foto con la vista del paesaggio del primo bacino “libera” da ostacoli. I comaschi, invece, li guardano, scuotono la testa e se ne vanno. Qualcuno li immortala con lo smartphone per segnalare il loro peggioramento giorno dopo giorno.
I parapetti provvisori del lungolago, già sostituiti alcune volte da Regione Lombardia (che ha finanziato il cantiere delle paratie, durato tra vicissitudini e imprevisti qualcosa come 18 anni e costato oltre 35 milioni di euro), sono di nuovo a pezzi. Problemi si riscontrano verso Sant’Agostino, ma anche nella parte della passeggiata verso i giardini a lago. Lì molti sono piegati (dal peso di chi ci si appoggia), altri sono distrutti e altri ancora sono a terra divelti. Nei mesi scorsi qualche buontempone si era divertito addirittura a sfilarli tutti dai blocchi di cemento che li sorreggono forse anche per dimostrare, provocatoriamente, come sarebbero la vista e il lungolago senza le barriere.
Proprio i parapetti sono stati, nell’ultimo anno e mezzo, al centro di discussioni, polemiche e di un braccio di ferro tra il Comune (che con il sindaco Alessandro Rapinese ha sempre detto di volere protezioni definitive per motivi di sicurezza) e la Regione. Quest’ultima, dopo la bocciatura del prototipo posizionato a Sant’Agostino nel maggio 2025, aveva spinto (con gli assessori regionali Massimo Sertori e Alessandro Fermi) per lasciare la passeggiata completamente libera, come avviene in tante località, da Trieste a Venezia e fino al vicino lago di Garda. Si erano anche detti pronti a finanziare le protezioni, lasciando però al Comune la scelta del modello. Rapinese però è sempre rimasto irremovibile sul nodo sicurezza e, da un anno e mezzo, vengono annunciati incontri in Regione per risolvere la questione che è ancora oggi un grande punto di domanda.
Nonostante dalla Soprintendenza fosse arrivata, nell’estate 2025, un’apertura al possibile riutilizzo dei timoni storici (arretrati o rialzati) la strada intrapresa ormai da molti mesi è stata quella di scegliere altri motivi estetici. A giugno le indiscrezioni de “La Provincia”, che avevano poi trovato conferma, portavano alla soluzione delle “bacchette con nodo” già presenti nel tratto della passeggiata Gelpi davanti a Villa Gallia. «Atteso che la normativa non prevede un obbligo e personalmente non li metterei – erano state le parole dell’assessore Sertori - abbiamo convenuto un modello con il sindaco e la Soprintendenza, lineare, semplice che richiama quelli già esistenti». Il riferimento, pur senza citarlo, era proprio alla passeggiata Gelpi. L’idea aveva però sollevato proteste e polemiche dagli addetti ai lavori a molti cittadini che speravano in una proposta esclusiva per Como e non in qualcosa di già visto e visibile quotidianamente anche in molte abitazioni private (dai cancelli alle inferriate). Prima dell’estate sembrava questione di poco per arrivare a prendere una decisione definitiva e presentare pubblicamente l’intervento, ma non si è più saputo nulla. L’ultima certezza risale all’atto della giunta regionale del 3 agosto nel quale veniva definita la conclusione delle opere e la consegna da Aria al Comune con l’indicazione che sarebbe stata la direzione generale Territorio e Sistemi Verdi ad accompagnare Palazzo Cernezzi per la presa in carico di panconi, parte elettrica e interventi in caso di esondazione. I fondi regionali sono accantonati (1,7 milioni), ma i parapetti futuri restano un mistero e quelli provvisori cadono a pezzi.
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