Via Rezia, soldi finiti: chiude l’asilo

Il caso La decisione (dopo oltre 150 anni) conseguenza dell’aggravio dei costi e del minor ricambio generazionale. Lettera appello dei genitori, ma la responsabile della congregazione gela le speranze: «Non abbiamo scelta»

Sono passati 152 anni da quando i primi bambini sono entrati all’asilo di via Rezia, dietro la chiesa di San Bartolomeo. Era il 1874, la Como di allora era molto diversa da quella di oggi, la Ticosa aveva appena aperto in via Grandi con i suoi telai che giravano al massimo e a Parigi ci fu la prima mostra degli Impressionisti.

In tutti questi anni una cosa, però, non è mai cambiata: i tanti bimbi che hanno varcato ogni giorno il cancello di via Rezia. Una storia lunghissima su cui, tra qualche mese, si scriverà la parola fine.

La Congregazione delle Suore Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli ha comunicato infatti alle famiglie (oggi ci sono circa 25 piccoli al nido e una quarantina alla scuola dell’infanzia) la chiusura della struttura.

Il motivo? È doppio: poche vocazioni da una parte e, quindi, sempre meno ricambio generazionale tra le suore e, dall’altra, un bilancio in rosso ormai da anni. La direzione ha convocato nei giorni scorsi i genitori per comunicare loro la decisione arrivata dalla casa madre che viene definita come definitiva e irrevocabile.

L’appello

«Durante l’incontro, suor Patrizia Bin, direttrice della scuola, ha illustrato ai genitori la scelta della Congregazione, maturata - spiegano i referenti dei genitori Lorenzo Legnani e Chiara Albanese e la coordinatrice delle educatrici del nido Paola Bertoldo - a seguito di un lungo percorso di riflessione e discernimento, reso necessario dalla crescente precarietà delle risorse umane ed economiche». Una comunicazione che ha portato un gruppo di genitori, insieme con il personale docente e ausiliario della scuola, sostenuto da don Enzo Ravelli, priore di San Bartolomeo e parroco di San Rocco, da don Gianluigi Bollini e don Christian Bricola, responsabili della Comunità Pastorale Scalabrini, ha deciso di rivolgersi direttamente alla Visitatrice della Congregazione, suor Maria Rosaria Matranga, con una lettera-appello.

La casa assistenziale

Nel documento si fa riferimento a san Scalabrini, allora priore di San Bartolomeo e al «clima familiare che da sempre caratterizza la struttura, frutto della dedizione delle suore e del personale, e il valore umano e spirituale di figure come suor Anna Corti, recentemente scomparsa» oltre all’esperienza di «Casa Santa Luisa, struttura medico-assistenziale attiva dal 1991 e punto di riferimento unico nel panorama comasco e lombardo per l’assistenza a persone fragili e senza fissa dimora, legata alla testimonianza di carità di don Roberto Malgesini, per il quale a breve si aprirà la causa di beatificazione».

La richiesta è stata quella di aprire un dialogo per trovare una soluzione tale da garantire la continuità del servizio, ma la risposta arrivata non lascia alcuna prospettiva ottimistica, anzi, segna il de profundis per la realtà educativa. «

Alla richiesta - spiegano i promotori - ha risposto suor Maria Rosaria, ringraziando per l’apprezzamento espresso verso il lavoro svolto negli anni e riconoscendo la sofferenza condivisa per la chiusura sia della scuola sia dell’ambulatorio».

Nella risposta ha però confermato l’irremovibilità della decisione: «Comprendo il vostro ardente desiderio di tenere attiva la realtà scolastica dell’asilo San Bartolomeo – ha scritto – ma non è possibile acconsentire a questa richiesta. I tempi difficili nei quali ci troviamo, dettati dalla precarietà di risorse umane ed economiche, ci impongono di fare scelte di chiusura che creano anche in noi molto dispiacere».

Ma, almeno per ora, la mobilitazione non si ferma ed è già stata inviata dai genitori una seconda lettera.

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